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Andras - Reviews


„Iron Way“ CD
(Einheit) - Teeth of the Divine (USA) - May 2009


So after my review of Finsterfirst’s latest album, Einheit Produktionen were kind enough to send me a trio of the labels releases from the tail end of 2008, and all three warrant your attention, especially the 5th full length album from this long running German folk/Viking metal band.


Much like Heidevolk, there’s a huge Vintersorg influence here especially in the excellent vocals of Ecthelion (aka Steffen Thümmel) who delivers a hypnotic, silky croon (along with some blackened rasps and deeper growls) that is like Andreas Hedlund (Vintersorg, Borknagar,etc) but just a bit more baritone. Musically, Vintersorg is the main influence with largely black metal riffage with lots of epic, folky melodies and plenty of bouncy majestic synths.


After epic intro, the oddly titled “Miasma Track” kicks things off in fine fashion, giving the listener an immediate highlight track both vocally and musically with some truly mesmerizing vocals and some pretty tasty, melodic and synth flocked blast beats. While the rest of the album is no slouch, placing such as great highlight early on, certainly makes the rest of the album seem a bit under whelming. Still, “Spellbreaker” delivers a classic Vintersorg-ish (Tid Fjells era) mid paced romp and some more captivating vocals. “Across Those Highlands” is a more feral, blasting number with a few regal marches thrown in. “Return to Black Hill” is the album’s second standout out- a slow, somber number, again, with just gorgeous, appropriately atmospheric vocals from Ecthelion.


Admittedly, the second half of the album seems to drop off a bit, but is still full of Vintersorg-ish goodness: “Infested” is the albums most direct fierce cut, pure black metal cut, but it lacks the austere beauty of the albums more restrained, atmospherics, while “Dunkelwald” seems to try and mix harshness with atmospherics, but it results in the albums weakest, wandering cut. However, the closing section of “Pagan Path” is a return to epic form and closing moody ballad “Kreuzweg” ends the album on a somewhat depressing note (Bal-Sagoth -ish outro not included).


In all, a very nice little surprise from a label that seems to have found a real, niche in the pagan/folk/viking metal realm, a niche that looks to be close to rivaling Naplam Records based on this, the Finsterforst, SorgSvart and Oakenshield releases I have heard.


Written by Erik Thomas
May 20th, 2009




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Kaosguards.com April 2009


Andras a commençé sa carričre en jouant un Black Métal classique, mais sentant le vent du Pagan tourner, ils ont changé de direction.


Ce parcours a permis aux Allemands de mélanger la musique des vikings poilus ŕ celle de leurs premiers amours car qui mieux que le titre "Infested " peut en ętre le témoignage. Ils passent effectivement de titres Black ŕ des choses beaucoup plus en ambiance cool ("Return to the black hill") ou l'on sent les embruns de la mer qui vous picotent le visage.


De son influence premičre, Andras a gardé la furie et du Pagan, ils ont pris l'ambiance ; ce qui pour le coup est un sérieux atout qui fait carton plein sur "Iron way". Sur "Pagan path" ou "Kreuzweg", on jurerait entendre Vintersorg qui aurait invité en guest un blackeux ŕ venir pousser la chansonnette. Les quatre membres sont en effet capables de créer une musique émotionnelle sans se perdre dans une grandiloquence grotesque.


La sincérité du groupe est trop grande, et la voix de Ecthelion trop ŕ fleur de peau pour que leur musique ne puisse se vider de toute émotion. Surprise de l'instant mais qui ne m'empęche pas d'apprécier. Un genre qui est en expansion au regard de nombreuses productions qui nous parviennent au webzine.


La puissance est incontestablement au rendez-vous et les instruments électriques sont habilement mixés, alors pourquoi hésiter pour l'acquérir?


Evildead




„Iron Way“ CD
(Einheit) - shapelesszine.com Februar 2009 - 7,5/10 Punkte


Andras č il nome di un gruppo tedesco che ha mosso i primi passi nel lontano 1994. La sua storia č caratterizzata da un avvicendarsi incredibile di musicisti, e da una progressiva evoluzione dal black metal ad un pagan metal molto particolare. Non starň quindi a perdermi nell'elenco degli artisti che hanno rivestito i vari ruoli nel corso degli anni, anche perchč sarebbe un esercizio inutile. Basti comunque pensare che molti di essi, comunque, abbiano fatto parte o siano entrati a far parte successivamente di svariati gruppi, noti e meno noti, dell'underground tedesco. Alcuni nomi? Eminenz, Moonblood, Krater, Nachtfalke, Nargaroth, Caedes, Camulos e chi piů ne ha piů ne metta. La formazione attuale, comunque, consiste in Steffen Thümmel, detto Ecthelion (voce - attivo anche nei Coldun, negli Isenburg e nei Persecution), Count Damien Nightsky (chitarra e membro fondatore), Adversarius (tastiere, all'opera anche con gli Seta-Kliv ed ex Vilkates) e Shardik (batteria). Per quanto riguarda le pubblicazioni del gruppo, gli esordi sono stati essenzialmente black metal, sulla falsariga dei gruppi scandinavi. Demo dopo demo, perň, gli Andras hanno messo in mostra una crescita stilistica, caratteristica costante della loro produzione. Tra il 1995 e il 1996, gli Andras hanno pubblicato i demo "Das Schwert Unserer Ahnen", "The True Darkness" e "Live In Annaberg". Nel 1997 hanno esordito su full-length pubblicando "Die Rückkehr Der Dunklen Krieger" sotto l'egida della Last Epitaph. Per la Last Episode č uscito invece il successore, "Sword Of Revenge", anno 1999. Nel 2000 č stata la volta di un demo prima, e piů tardi dell'album "Quest Of Deliverance". Come al solito, i testi erano un po' in inglese e un po' in tedesco. Due anni dopo, ecco un altro demo: "Legends...". "...Of Old Wisdom" (2005) č stato invece l'ultimo full-length pubblicato dagli Andras, dalla Perverted Taste. L'ultimo escludendo ovviamente l'oggetto di questa recensione, vale a dire "Iron Way". "Iron Way" ha visto la luce nel giugno del 2008, ed ha sancito il passaggio dei tedeschi dalla Perverted Taste alla Einheit Produktionen. La copertina, da quanto posso vedere su internet, ha i colori chiari e ci mostra un vecchio viandante che avanza stanco su un terreno innevato. Potrebbe essere Odino che attraversa le libere vie del nord, chissŕ. Non posso dirlo con precisione, poichč non ho qui con me l'artwork completo. Ringrazio la Einheit che ci ha inviato i promo, ma per qualche disguido non sono ora in mio possesso. "Iron Way" contiene dieci tracce per un totale di quarantaquattro minuti di musica. Ed in questo tempo gli Andras mettono in mostra davvero tutto il loro potenziale, dando vita a quadri molto diversi fra di loro, come atmosfera e carattere, sebbene siano uniti da alcuni stilemi che si ripetono con costanza. Due cose sono subito evidenti: la prima, č che gli Andras abbiano proseguito ed evoluto il percorso intrapreso con "...Of Old Wisdom"; la seconda č che i tedeschi siano molto bravi, ma non risultino sempre originali. La cosa non sia vista come un difetto maggiore. E' un difetto, sě, ma piccolo: la musica in effetti č molto buona. E tanti passaggi si distaccano veramente tanto dai classici clichč del pagan metal, proiettando il gruppo in territori molto diversi, vicini all'avantgarde del black. Non per nulla, a volte vengono in mente i paragoni con i Solefald piů epici, o meglio ancora con i lavori di Vintersorg. E la cosa mi regala un piccolo sorriso: gli Andras si erano allontanati dal black metal proprio per distaccarsi dai gruppi scandinavi, eheh... Dal punto di vista musicale, la musica degli Andras attuali č caratterizzata da una grande attenzione agli arrangiamenti, e da una cura maniacale del suono. La produzione del CD č ottima e professionale, e questo dona al tutto molta espressivitŕ e tanta potenza, qualora la musica lo richieda. Le influenze black e della tradizione pagan ci sono tutte, ma spesso gli Andras amano arricchire la loro musica con influenze esterne: questo č il caso dell'avantgarde, meglio se dalle tendenze epiche, alla Borknagar ad esempio. Tanti passaggi perň risultano abbastanza nella norma, nonostante il suono esplosivo: le melodie, ad esempio, tendono ad essere malinconiche e a non distanziarsi eccessivamente dalla tradizione del genere. Specialmente quando Ecthelion si limita ai vocalizzi estremi. Il cantante, davvero abile ed espressivo, preferisce comunque esibirsi con la voce pulita, ed č in questi momenti che il carattere piů d'avanguardia degli Andras salta all'orecchio. Ecco quindi tutto un succedersi di episodi sorprendenti (ad esempio, gli exploit della chitarra solista) e frequenti richiami ad altre band, che ridimensionano un po' il lavoro dei tedeschi. La sezione ritmica č puntuale e potente; la tastiera č sempre eccessiva, ed č onnipresente. Le chitarre sanno il fatto loro, ed in pratica non sono ravvisabili difetti di forma. Ecco, come ho scritto l'unico difetto degli Andras č quello di adagiarsi sovente sui clichč del genere, cosa che rende il gruppo simile a molti altri. Buono, professionale ma non originale. Nonostante gli sforzi, che comunque ci sono. Come ho avuto modo di scrivere, alcuni passaggi sono davvero originali, e si nota una personalitŕ non ancora espressa al meglio, nonostante la carriera lunga e costante. Credo che gli Andras debbano cercare di mantenere la formazione fissa per un po' di anni, cosě che i musicisti si cementino veramente gli uni con gli altri. Solo con il lavoro di squadra, gli Andras potranno compiere un passo in avanti decisivo. Non un passo grandissimo, basta anche un passetto. L'importante č che sia fatto. Tra le canzoni piů rappresentative, mi permetto di citare "Miasma Track", "Spellbreaker", la violenta "Infested" e l'evocativa "Kreuzweg". "Iron Way" č comunque un disco consigliato agli amanti del pagan. Gli Andras sono capaci, abili e davvero molto onesti. E' un mio dovere quello di segnalare dei difetti, perň č necessario specificare che la mancanza di originalitŕ č tipica di tutta la scena pagan, e che tra i tanti gli Andras non sono certo i peggiori. Anzi, č un gruppo di alto profilo. Se insisto su alcune imperfezioni stilistiche č per un solo motivo: io sono fermamente convinto che il pagan metal possa dire ancora molto, e che tanti gruppi hanno un grandissimo potenziale frenato perň da una necessaria adesione alle caratteristiche dello stile. A parer mio, un'evoluzione, la voglia di rischiare, il tentare un qualcosa di differente potrebbero portare un gran giovamento alla scena pagan. Basti guardare gli Obtest, ad esempio. Il loro pagan vibra veramente di novitŕ e di potenza. Vorrei tanto che molti piů gruppi provassero ad essere maggiormente personali. Gli Andras hanno un grande potenziale, ed una tecnica valida. Se rischiassero di piů, per tutta la durata di una canzone e non solo in sparuti passaggi, potrebbero veramente candidarsi come traghettatori del pagan della nuova era.


(Hellvis - Febbraio 2009)

Voto: 7.5/10




„Iron Way“ CD
(Einheit) - rottinghill.at - 9/10 Punkte

 

1994 gründeten 4 junge Deutsche aus Schneeberg, Sachsen die damals noch Black-Metal-Band "Andras". Nach 5 veröffentlichten Black-Metal-Demos und 3 -Alben änderten sie 2005 ihren Stil zu einer Mischung aus (Epic) Pagan Metal und (Melodic) Black Metal. 3 Jahre ist die letzte Veröffentlichung her, doch jetzt kommt das neue Werk der fünf Krieger.

Eingeleitet wird das Ganze von einem kurzen, orchestralen Intro, wie man es im Pagan Metal gewohnt ist. Anschließend wird der Hörer mit der tödlichen Mischung der oben genannten Genres regelrecht umgeblasen. "Iron Ways" beinhaltet alles von langsameren, epischen bis zu schnellen Stücken, die noch an die Black-Metal-Ära der Band erinnern. Weiters fügt sich "Steffen Thümmel" (aka "Ecthelion") mit seiner Gesangsmischung aus Klar- und Black-Metal-Gesang perfekt in die Songs ein. Und genau das macht ein gutes Album aus, die Abwechslung der einzelnen Stücke. Keines ist mit einem anderen vergleichbar. Die einen strotzen nur vor Tempo und Brutalität, andere wiederum sind langsamer und setzen mehr auf eine geniale, epische Atmosphäre. Leider ist die Platte nach knappen 45 Minuten auch schon wieder zu Ende und klingt ruhig mit einem Outro aus.

Zusammen mit dem schön gestalteten Cover-Artwork und Booklet, welche beide in dunklen Grüntönen gehalten sind, muss ich sagen, dass "Iron Way" eines der besten Pagan-Black-Metal-Alben ist die ich kenne. Es vereint die beiden Genres wie es besser nicht sein könnte. Anspieltipps sind "Return To Black Hill" und "Infested". Ich kann die Band Fans von Borknagar und Vintersorg nur ans Herz legen, jedoch sollten auch andere Fans des Genres bedenkenlos zugreifen können.

 9 von 10 Punkten

Redakteur:
Florian




„Iron Way“ CD
(Einheit) - igelmetal.de Dezember 2008


Andras brauen ihr ganz eigenes Ding. Mittlerweile haben sie das sechste Werk veröffentlicht und überzeugen mit einer guten Mischung von Metal und Folklore.  Dieses Machwerk der deutschen lässt sich gut sehen.
Zunächst hört man sich im Intro eine kleine Sage an und dann beginnt der erste Song „Miasma Track“. Hier hat man schon alles, was der geneigte Metaller an Gesangsarten wünschen kann, Shouts und Growls und klarer Gesang, ja sogar einen suicidal Shout konnte ich entdecken, dies alles ist eingebettet in eine wunderbare Melodie. Dieses Niveau hält sich auch bei „Spellbreaker“, doch die rohen Growls, welche einerseits ein wenig unbeherrscht klingen, haben einen unglaublichen Charakter. Sehr raue Gesänge mit sehr viel Charme sorgen hier für viel Stimmung und Atmosphaere.
„Across Those Highlands“ geht dann hinab in die Gefilde des Black Metal, eine düstere Melodie mit hervorgehobenem Gesang. Der klare Gesang ist hier weniger bzw. etwas verändert, so dass der Song etwas für Abwechslung sorgt. „Return to Black Hill“ ist wohl das Meisterwerk des Albums, mit einem unglaublichen Spannungsbogen und einem Gitarrensolo beginnt der Song, dann setzt der klare Gesang ein, welcher hier mehr denn je stimmungsvoll wirkt. Es ist eine ruhige sehr schöne Nummer die einen gewissen Hymnen Charme hat. Bei „Infested“ reichen schon die ersten 3 Sekunden, es geht um Old School Mucke. Hier gibt es auch einen kultigen Refrain (Black Death).
„Dunkelwald“ und „Pagan Path“ vereinen,  wie die ersten Lieder, sehr schön Paganismus und Black Metal. Solide standfeste Musik für den rauen Nordmanntannenkäufer!  
Mit „Kreuzweg“ wird ein letzter schleppender Song gesetzt, welcher das Album beendet, nur das Outro erklingt nach diesem Song noch einmal und rundet es zu einem vollen Werk ab.


Fazit:


Zusammenfassend gesagt: Iron Way ist ein sehr cooles raues Album. Der Gesang hat viele Kanten an denen man sich stoßen kann, dies gilt besonders für den klaren knödelnden Gesang, aber er hat auch viele Ecken an denen man etwas Spezielles finden kann. Die  Musik ist solide und ein wenig alte Schule, nicht so unglaublich aufgesetzt und protzig wie der handelsübliche Pagan Metal von heute.
Iron Way klingt nach einer guten Brücke zwischen Old School Black Metal und dem heutigen Salon Pagan Metal. Rau und erdig, einfach true und cool!




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Fanatix December 2008


Andras has been dwelling in the East German black metal underground for many years. Though there sound is much more than the black metal arts, their lost souls remain locked to the darkest of the dark. Black, dark, pagan, no matter what you call it, you must also call it extreme, intense and epic!


Their composition is anywhere from calm and tranquil to intense and blasphemic. The likes of Vintersorg, Mental Home, Otyg, Borknagar, Naglfar and even Children of Bodom all help explain the flavor of fruition that “Iron Way” puts forth. I personally would like to call their approach blackened dark pagan metal, but as many people have said before, labels don’t truly describe what a band sound, so to a certain extent it can become detrimental.


What Andras does well is their changing of pace. They have a knack for switching from something more forceful to something with less vigor without it feeling misplaced or making the listener feel awkward while they listen.


The main body of the music changes from an epic pagan metal sound to a chaotic black metal resonance. Andras can create quite an intense chaos at times with blast beats and violent blackened vocals and speeding guitars. As in most of the band’s composition that is from one extreme to another, the blackened vocals are balanced with clean vocals like Vintersorg. Galloping or epic riffs balance off the speed-driven riffs. Even the solos are from calm to extreme. Keys are used occasionally, mostly as a tone setter from what I noticed.


With ten tracks in total, with the first and last being an intro and an outro respectively, at about a minute apiece, there are 8 other tracks that push the length of this dark epic journey almost to 45 minutes. Fans of Vintersorg and Borknagar need to listen to “Iron Way” before it becomes part of pagan lore.


Rating: 82/100


Reviewed By: Jeffrey D. Adkins




„Iron Way“ CD
(Einheit) - metal.tm Dezember 2008


ANDRAS sind nun wahrlich kein unbeschriebenes Blatt mehr in der Metalszene. Bereits seit 1994 lassen die vier Recken um Gitarrist Nightsky die Black Metal Szene erbeben. Wirkten doch die ersten Versuche „Sword of revenge“ von 1999 streckenweise noch etwas unbeholfen und holperig, so hat man inzwischen diese Phase hinter sich gelassen und „Iron way“ anno 2008 klingt reif und erwachsen.


Dazu hat man die Aggressivität des Black Metals mit der Eingängigkeit des Pagan / Viking Metals vermischt, ohne dabei an Härte zu verlieren. Das aktuelle Werk des Quartetts aus dem Erzgebirge ist optisch sehr einfach und ansprechend gehalten. Das Cover zeigt einen alten Wanderer der sich seinen Weg durch eine Schneelandschaft bahnt. Auch das innere des Booklets ist schwarz / weiß gehalten und hat zum Hauptthema die kalte Jahreszeit. Auf „Iron way“ hat man mit „Dunkelwald“ und „Kreuzweg“ wieder zwei deutschsprachige Songs am Start.


Bereits das bombastische Intro, welches von einer Geschichtserzählung untermalt wird, gibt einen Vorgeschmack auf die kommenden gut fünfundvierzig Minuten.


Druckvoll kommt der neue Output aus den Boxen und läßt keinen Zweifel daran, daß die Jungs genau wissen, was sie ihren Fans schuldig sind. Starke und abwechslungsreiche Songs geben sich hier die Klinke in die Hand. Der bereits erwähnten Pagan bzw. Viking Einfluß macht sich positiv bemerkt. So werden die typischen Black Metal Speedattacken gekonnt von getragenen Parts ergänzt.


Auch von den Vocals her eine sehr gekonnte Gratwanderung. Wirklich hervorheben kann und will ich hier keinen Track, da „Iron way“ ein Gesamtkunstwerk bildet. Sehr gelungen und doch eine Erwähnung wert finde ich dann doch noch „Return to black hill“, das sehr melodiös gehalten ist und einem einen kleinen Freudenschauer über Rücken jagt. Durchweg mit klarem Gesang unterlegt und für Black Metal Verhältnisse schon balladesk. Als alter Hau-drauf-Fan stören mich nicht mal die Keybordklänge, nein im Gegenteil, sie machen "Iron way" zu was besonderem und sind immer genau richtig dosiert.


Fazit
Mit diesem Silberling werden ANDRAS nun endgültig in die oberste Liga aufsteigen und zeigen, daß Black Metal trotz Pagan Einfluß hart und kompromißlos, zugleich aber eingängig sein kann. Excellent, weiter so Jungs und - Make the sign of the fifth Hades hound…


Tino S., 19.12.2008




„Iron Way“ CD
(Einheit) - heathenharvest.com December 2008


The first comment that should be made on this record is that these are some of the most expertly-harmonized pagan chants since Borknagar, or even their more finely tuned friends in Ásmegin. Throughout Iron Way, the most impressive segments are the slowed moments of articulate majesty, vocals leading you from start to finish in a cloud of ancient thoughts. Those vocal lines just hit home in your aural nerve endings in a way that most pagan projects just miss, normally due to their lack of a layering attempt. This is an excellent vocal performance, whether it be on the clean pagan end, the blackened end, or even the more thrashy scratchy vocal styles. The album has even more to offer musically, but perhaps you should get to know the band first.


Andras is a project nearly a decade and a half old now, having been formed in 1994. In their early years Andras plays black metal on the blasphemic/satanic front, as can easily be seen throughout their demo days. As their career continued into the next millennium though, their music has progressively become more and more into the pagan light. Featuring members of Nachtfalke, Coldun, Incenerator, and Demoniac (pre-Moonblood) currently, the band has gone through a long list of line-up changes at every position throughout their long career, perhaps most notably Black Abyss of Eminemz and the now ever-infamous Ucculta Mors from the raw project Moonblood. This album is their first time teaming up with Einheit Produktionen after leaving Perverted Taste after the release of ...of Old Wisdom in 2005.


The band showcases a number of moods and attitudes throughout the album, from the fast and aggressive epic styles of Spellbreaker to the down-tempo and gloomy atmosphere found on Return to Black Hill, a title which itself writhes from grief. Musically, every note is on hit, and its refreshing to hear a drummer with such professional quality behind his production. This one is every bit as finely-tuned as any release from a large label like Earache or Century Media may have, and with this release Andras has solidified the notion that they deserve to be mentioned at the top of the list with other Pagan and Folk elites such as the afore-mentioned Borknagar and even the likes of Moonsorrow though the styles are fairly different. Regardless of what Pagan style you're into, Iron Way should fit your tastes, and is a must have for any Pagan Metal enthusiast.


Contributed by: Sage




„Iron Way“ CD
(Einheit) - metalstorm.ee December 2008


After another couple of line-up changes, Germany's Andras are ready to release their new full-length album. This time it's called "Iron Way" and features some more Pagan/Heathen themed Black Metal. The term "Pagan Metal" is often disputed, but I think a tag of "Pagan Black Metal" would fit Andras here. The music is an impure form of Black Metal and the cleaner vocals and lyrical themes present would fall under the Pagan banner.


The first thing you notice about this album though is the magnificent cover artwork. The image of a cloaked man wandering through the snowy forest with a cloudy mountain range in the background shows off some great illustration. On to the music though; after an uplifting intro the booming clean vocals, fairly fast chilly riffing and double-kick drumming set the scene for the album. The cleaner vocals are also accompanied by some harsh vocals which are of the growl/rasp hybrid variety. Both vocal styles complement each other well but the clean vocals just don't sit quite perfectly with me. I generally quite like the style Andras are using, but somehow the clean vocals here, while rather good, are perhaps a bit too nasally. I found the drumming pretty one-track too. It's generally either constant bass blasting or that fast snare rhythm (which at least isn't abused to the extent of which Marduk used to) with a few quick high to low range passes thrown in. The drumming isn't sloppy or untalented, just rather repetitive and therefore can be boring at times. On the plus side, the keyboards used as a kind of background are excellent. The atmospheres created are very fitting to the Pagan vibe and really give the music a nice lift. An epic feel around the music is often felt because of them.


So while Iron Way does have its flaws, it isn't all bad and I still get some enjoyment out of listening to the album over again. With the solid blackened guitar-work and the awesome foundation created by Adversarius' keyboards, there's pleasure to be had here.


7,2/10 Punkte




„Iron Way“ CD
(Einheit) - The Hard Way November 2008


Mit "Iron Way" legt die aus Schneeberg stammende Pagan / Black-Metal Formation Andras ihr fünftes Full-length Album vor, das vor allem all jenen gefallen wird, die es gerne episch und ausladend haben.


Der von Andras zelebrierte Pagan- und Black-Metal Mix ist vor allem eines, geschwängert von großen und Pathosbeladenen Momenten. So sind alle Songs durchzogen von abwechselndem harschem Gekrächze und erhabenem klaren Gesang, die im gesamten zu einen wohldosierten Symbiose vermengt sind. Die Instrumentalfraktion begleitet dieses gesangliche Wechselspiel nicht nur mit messerscharfen Gitarrenriffs, sondern driftet dabei auch immer wieder in fast schon rockige Gefilde ab, was wiederum für eine gehobene Abwechslung sorgt. Die Songs an sich erweisen sich ebenfalls als alles andere als ein eintönig, da man sowohl Epen (Return to Black Hill), knackige Black-Metal Attacken (Infested) wie auch den gekonnten Mix aus beidem (Miasma Track) vorgesetzt bekommt.


Andras liefern mit "Iron Way" ist ein gelungenes Album ab, das an dieser Stelle dem Genre-Freund ans heidnische Herz gelegt werden soll.


Verfasst von nando




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Volumax.cz November 2008


Aktuální rok se pomalu ale jistě blízˇí ke svému zdárnému konci. Letosˇní hudební úroda je neskutečně silná a bohatá. V sousedním Německu se povedlo vysˇlechtit jeden velice zajímavy´ plod, ktery´ z červnové sklizně vyčnívá nad ostatní. Jeho sˇlechtitelé sice v minulosti sázeli čistě na black metalovy´ch polích, leč postupem času si uvědomili, zˇe kazˇdá rostlina si zaslouzˇí více péče, a tak začali sˇlechtit a křízˇit. Vy´sledkem je skvost, ktery´ sice má své kořeny zaryté hluboko v black metalové půdě, avsˇak jeho květ je daleko epičtějsˇí a progresivnějsˇí nezˇ ten předchozí. Řeč je o „Iron Way“ aneb o letosˇním kandidátu na post nejzajímavějsˇí desky z Německa.


Pompézní Intro, které desku otevírá, je jaky´msi prologem, ktery´ vás vtáhne do příběhu a centra víru dění (zároveň i desku uzavírá). Úvodní skladba okamzˇitě rozpoutává vichřici, jezˇ znesnadňuje cestu na samotny´ vrchol „Zˇelezné cesty“. Rozběsněná kapela totizˇ okamzˇitě předvádí svůj um v plné zbroji. Okamzˇitě a od podlahy ukázˇe v jakém duchu se dalsˇích čtyřicet minut bude odehrávat. Otvírák jak má by´t. Mistrovsky´ příběh, ktery´ je rozdělen do osmi samostatny´ch kapitol, jezˇ zˇijí svy´m vlastním zˇivotem a jsou velmi precizně zkomponováné a odehráné. Autoři se daleko víc soustředí na vy´pravnost a epičnost kytarovy´ch melodií. Skladby se nedají jednodusˇe specifikovat, ani nelze jednoznačně říct, v jaky´ch se nesou rytmech či v jaké rychlosti. Vy´pravnost jednotlivy´ch příběhů je velmi nevypočitatelná a graduje kazˇdou vteřinou. Proto se v průběhu vyvíjí a mění. Kazˇdy´ nástroj je nenahraditelny´ a originální. Kazˇdy´ má svou přesně danou úlohu a jeden bez druhého by absolutně zanikaly.


Detailnost a propracovanost alba je na hodně vysoké úrovni. Proto si vás hudba dokázˇe naprosto omotat a podmanit. Je azˇ neuvěřitelné, jak v mé představivosti dokázˇe probouzet místa, jenzˇ naleznete uvnitř bookletu. Andras totizˇ dotáhli vsˇe do konce s naprosty´m německy´m puntičkářstvím. Vsˇe je provázané a neskutečně uvěřitelné. Naby´vám vzˇdy pocitu, jako bych se ocitnul o pár století zpět, v období udatny´ch králů a bojovníků, jenzˇ se vydávali na cesty poznání a osvojování. Doby plné krvavy´ch bitev a magického souzˇití s přírodou. Jsou to přesně ty doby, kdy byl kazˇdy´ hrdy´ na svůj původ, oddany´ své věci a věřil v nadpřirozeno a magii.


Kazˇdy´ si vsˇak tento příběh můzˇe vylozˇit po svém. Ale základ bude vzˇdy totozˇny´. Tím základem, stavebním kamenem či jak to nazvat, je totizˇ obří porce atmosféry, která by se dala krájet. Pod vsˇemi melodiemi a sóly je ukryt syntetizátor, ovládany´ mistrem Adversariem. Ten na něm dokázˇe umě vykouzlit jaky´koliv nástroj ho napadne. Přes vsˇechny klávesy a piána se můzˇeme dočkat i trombonu ve stylu Sear Bliss (v některy´ch pasázˇích jsou hodně poznat a není to jen právě zmíněny´m trombonem) či lesních rohů, jenzˇ pouzˇili například Satyricon na posledních deskách. Avsˇak například ty znějí v podání Andras jesˇtě monumentálněji nezˇ u norsky´ch velikánů. Je toho skutečně dost. Jizˇ na předchozím počinu bylo cítit, zˇe Andras mají zájem o vy´voj kapely. Velkou měrou na tom má zásluhu i vokalista a baskytarista Ecthelion, ktery´ je kapele velky´m přínosem. Jeho vokální rozsah je sˇirsˇí nezˇ nekonečné vrcholky hor a síla jeho hlasu si nezadá s hurikánem. A nebudu přehánět, kdyzˇ řeknu, zˇe podobně zní i deska samotná.


Oháním se téměř samy´mi superlativy. Ale vězte, zˇe nepřeháním. Desce jsem věnoval opravdu dostatek času a baví mě víc a víc. „Iron Way“ je skutečně perfektním počinem, ktery´ si zaslouzˇí pozornosti. Tento rok vysˇlo uzˇ dostatek vy´tečny´ch desek a nebojím se ji zařadit do tohoto vy´běru. Z mého osobního zˇebříčku sice mé favority nevyřadí, ale směle jim konkuruje. Ale v rámci Německa je to pro mě jasny´ favorit číslo jedna. Nezby´vá nezˇ zatleskat. Andras si to skutečně zaslouzˇí.


Hodnocení: 8,5/10




„Iron Way“ CD
(Einheit) - MetalZone.it November 2008


Se cercavate un disco che accontentasse gli amanti delle sonorità black e quelli delle sonorità viking l’avete trovato, il suo titolo è “Iron Way”, gli autori sono i tedeschi Andras.


Gruppo attivo fin dal 1994 giungono con questo lavoro al loro quinto album in studio, regalandoci un gioiellino musicale.
Fin dalla maestosa “fanfara” che precede “Miasma track” sapremmo di che pasta sono fatti i nostri teutonici.


Band che si presenta con una formazione mutata per i due quinti, infatti troviamo il nuovo axeman Acardius che con Ecthelion da vita anche al gruppo dei Persecution; e il batterista Shardik, che suona anche nei Krater e nei Nachtfalke.


La proposta musicale dei Andras si può paragonare per certi versi a quella dei Vintersorg, soprattutto nelle parti vocali, spesso in “clean”.


In “Iron way” la potenza devastante del black viene quasi accantonata per dare più spazio a sonorità più viking/pagan, con inserimenti epici e pomposi a volte vicino a sonorità folk metal.


Ed è proprio l’anima vichinga del gruppo a emergere dai nove brani (più un intro e un outro) che compongono questo lavoro, pur non mancando momenti più black come in “Across those highlands”. Chissà che con il prossimo lavoro non avremmo la svolta totale verso un viking metal.


In conclusione siamo di fronte ad un lavoro che potrà piacere sia agli amanti del viking che a quelli del black, ma che in generale ci offre circa cinquanta minuti di ottimo metal.


Consigliato.


75/100 points




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Live4Metal Magazin October 2008


This one of 2 releases which the postal service decided to lose when they were originally sent to me back in the summer. So better late than never and such nonsense...
Originally a Black Metal band, East Germans Andras, these days, fit in with the epic Pagan brigade, yet they still embrace their roots, albeit in a more symphonic manner that will no doubt find favour with fans of Dimmu Borgir. In fact, Dimmu Borgir meets Vintersorg just about sums this album up, particularly with Ecthelion's clean vocals, which are a dead ringer for Vintersorgs. I know this is probably a bit different from what everyone else thinks, but apart from the blindingly obvious Vintersorg comparison, I'm also reminded of Amorphis' Tomi Joutsen, although I'm not sure why. Maybe they have a similar tone, although I maybe barking up the wrong tree completely.


For the most part, this is a smooth, sonically pleasing listen, but occasionally, Andras like to play dirty. Infested is a 2 minute assault of blasting Black Metal which breaks up the cleaner sound quite nicely. And songs like that really help to keep this album interesting. With the bands mentioned, it would be quite easy to label Andras clones of said bands, but they do just enough to avoid any calls of plagiarism, although personally, I'd tone down the clean vocals as they do sail a little close to the wind.
At the end of the day, I don't think Andras are adding anything new to what is quite a well worn path, but this is still a decent listen all the same.


Review by Steve Green




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Rock Underground Magazin Oktober 2008 - 7,5/10 Punkte


Banda alemã que já era conceituada nas antigas. A banda data da década de 80 e já fazia Black metal, mas nunca foi reconhecida nem teve uma gravadora de suporte para colocar sue nome ao lado de gigantes do Metal Extremo da época de seu país, como Sodom e Destruction (que no começo eram Black Metal também) e do Kreator. O tempo se passou e por seu som Black Metal, agora está inovando com um Metal Pagão puxado para o épico, chegando quase a ser Viking! Ok que dentro do quesito Pagan Epic Metal, eles não são os melhores (dentro do próprio selo Einheit há bandas melhores, como o recém resenhado Oakenshield), mas dá para se ver a honestidade do grupo, além do mais, a capa já vale a aquisição do CD. Aliás, para os idiotas de plantão que gostam de fazer download e ouvir tudo em MP3, como vocês vão obter um trabalho gráfico destes? Imprimindo a capa com cartucho remanufaturado de sua impressora HP, que é uma porcaria? Voltando ao disco, Iron Way é bem melhor do que o antecessor ...Of Old Wisdom, que já seguia essa linha. As músicas são variadas, feitas com emoção, coração e alma. A opulência de sua música, aliada há várias possibilidades dentro do aspecto Pagan, com alternâncias de velocidade, ora rápido, ora mais cadenciado, como toda banda épica, faz deste um bom disco. Tudo muito bem feito, mas ainda falta punch, para fazer músicas realmente marcantes, como os Thyrfing entre outros. Destaques para Spellbreaker, Across Those Highlands e Return To Black Hill. Aqui está um disco que ao menos, é muito sombrio!


RC – 7,5/10 points




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metallinks.nl Oktober 2008 - 7/10 Punkte


Needless to say, Iron Way has been spinning in my player quite a few times, with renewed joys. These guys are no newcomers since they are one of the oldest Black Metal hordes from East Germany. Better late than never for me to discover them! Iron Way is what I would call a very melodic and epic symphonic Pagan Metal opus. On this album, fast/furious Black Metal anthems share the musical structure with orchestral and epic hymns. Variations in tempos and emotional levels are no stranger to these talented musicians. In the same composition, one can often hear fast paces with double basses, rasps/growls, clean vocals and leads, then some atmospheric keyboards and moderate paces. Other compositions are more of the moderate type, and they get my vote for being my overall favourite. They are: "Return to Black Hill" and” Kreuzweg". On the faster side, my favourite furious Black metal song is track #4, "Across These Highlights". Once again, this one also includes nice atmospheric keyboard parts. "Intro" and "Outro" are just two excellent short instrumentals, worth mentioning as well. The clean vocals have a bit of a Vintersorg style, but without the annoying ear-piercing tone. As for the blast beats/double basses, they don't bother me as much as they normally would. Maybe this is due to the variation in their song writing and the good production work as well as the fact that they don't have a mechanical sound.


My overall opinion:
Nice Black Metal with an epic touch.


Score:
7/10 points




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Interregnum Musik Oktober 2008 - 9/10 Punkte


ANDRAS scheinen nach langer Suche ihren Weg gefunden zu haben. Den „Iron Way“ quasi. Jedenfalls waren sie noch nie so stilsicher wie seit ihrer Hinwendung zum Pagan Metal. Das aktuelle Album birst vor großen Melodien, die hymnischer nicht sein könnten. Dabei ist der klare Gesang Geschmackssache, denn Ecthelion klingt aufgesetzt pathetisch. Man gewöhnt sich aber dran. Im Gegensatz dazu beherrscht er sämtliche extremen Stimmenvarianten. Er kreischt, growlt, schreit, ruft.
Diese Vielfalt ist schon allein deshalb wichtig, da sich das Zeug auf „Iron Way“ nicht auf epische Großmannsgesten beschränkt. Nehmen wir nur „Infested“ – hier regiert der Gehörnte in jeder Note. Aber auch in Stücken dieser Art bleiben ANDRAS konsequent dem Lied verhaftet, so daß eigentlich alles, was es auf „Iron Way“ zu hören gibt, einen immensen Ohrwurmcharakter besitzt.
Können die vier Deutschen das in dieser Qualität noch einmal, kommt man an der Höchstpunktzahl garantiert nicht mehr vorbei.


Wertung: 9 von 10




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Lords of Metal Oktober 2008 - 80/100 Punkte


Vera: Eastern Germany is the region where Andras has been active since 1994, thus being one of the longest existing black metal bands hailing from the German “Erzgebirge”. The title ‘Iron Way’ for their fifth album may consequently be a reference to their origin. In the beginning the band played a gritty kind of black metal. Because of a weak production it was not that successful. Many line-up changes and years later things are fortunately improved. Guitarist Nightsky appears to be the most persistent member, he is in the band since the very beginning. For the rest vocals of Exthelion (in the band since 2001) and the symphonic keyboard layers of Adversarius (since 1999) are the important features of contemporary Andras.


The band evolved from pure black metal to epic, symphonic pagan metal with more depth. This trend, resulting in the meritorious album ‘… Of Old Wisdom’ in 2005, is further developed on ‘Iron Way’. The music still showcases obvious resemblances with atmospheric black/death bands of the nineties. Gracious keyboard layers, rigorous black metal parts, melodious guitar leads and multilayered songs with screams as well as turgid clean vocals… these are characteristics that reminded me a bit of early Empyrium, Vintersorg and even early Crematory (especially in the close to gothic sounding ‘Spellbreaker’). You cannot ignore a massive similarity with Vintersorg when speaking about the “common” vocals of Ecthelion. Andras surely has no innovative style, but ‘Iron Way’ is a fine record to listen to and in the end that’s what it is all about, isn’t it?


The short and fast ‘Infested’ refers the most to their raucous early days, but I prefer the band’s bombastic, mid-paced tracks like ‘Return To Black Hill’ and ‘Kreuzweg’. One may even detect any scanty Moonspell influences in ‘Dunkelwald’, while the energetic turns during ‘Pagan Path’ call up an atmosphere like Belgian Thurisaz. Those who only know Andras of their shadowy beginning, would do well by giving this band a second chance with ‘Iron Way’.


Rating 80/100 points



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Way too loud Oktober 2008 - 3,5/5 Punkte


There’s bee quite a few bands in the underground playing Viking/folk black metal, and doing a Viking/folk power metal deal, so how does the idea of sticking the 2 together sound? The end result is actually a lot better then you might think.


The overall effect of the album is one of evolution. You can tell that Andras has come from a raw black metal background, blast beats, tremolo picked riffs, cold guitars, raspy vocals and all, so a good chuck of that in a folk style is still left over. The rest however, is filled in with some lower growls, varied guitar playing, keyboard support, and some soaring singing, though not quite as much as the harsh vocals. Sound big, epic and soaring, especially with those orchestrated intros to play while you ride your horse along snow covered mountains to fight with an axe by your side? As it should!


The end product is a slight bit rough around the edges, with the production certainly sounding a lot better than raw, and the playing is still on the loose side at certain points, but when they nail those grand moments where everything is busy and flowing, it’s difficult to dislike. The differences between more black playing time and power metal moments don’t quite flow together in the easiest manner. I can feel that it’ll only be 1 more album before Andras hits their stride and finally manages to merge everything perfectly, but for right now this is still a very original, underground album worthy of attention.


3,5/5 points



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Musikreviews.de Oktober 2008 - 10/15 Punkte


Frischlinge im Pagan-Zirkus sind ANDRAS nicht mehr – und das hört man „Iron Way“ sofort an. Was damals als roher Black Metal begann, ist im Jahre 2008 epischer Pagan Metal geworden, der die Raserei der Anfangstage nicht komplett abgelegt hat. Es ist sehr erfreulich, dass im heidnischen Rock-Sektor nicht ausschließliche musikalische Stümper ihre Schunkelriffs und Sauf-Refrains in die besabberten Mikrophone prusten, sondern, wie im Falle von ANDRAS, auch mal Musiker mit einem Händchen für abwechslungsreiche Kompositionen, die ein angenehmes spielerisches Niveau erreichen und nicht als musikalische Beta-Wikinger Hoppel-Galoppel durch die Walachei springen.


Die Zutaten sind nicht unbekannt, doch ANDRAS vermengen sie gekonnt. Die Songs pendeln zwischen Raserei und epischen Melodien, die mit tiefer Klarstimme überzeugend und, im Vergleich zu diversen Genre-Kollegen, überhaupt nicht peinlich rüberkommen, sondern den wehmütigen Grundcharakter dieser Musik passend transportieren. Auf der garstigeren Gesangsebene funktionieren auch die Growls, die zwar keine Preise in Sachen Ausdruckskraft gewinnen, aber klar über dem Durchschnitt liegen. Neben einiger Black Metal-Raserei blitzten auch in den Gesangsmelodien hin und wieder leichte Vintersorg-Anleihen durch („Across Those Highlands“), die Keyboards klingen selten käsig, ein paar wenige Bläser bringen ein martialisches Moment ein („Dunkelwald“) und bei „Kreuzweg“ wird mit schleppenden Riffs die Doom-Keule geschwungen.


FAZIT: ANDRAS spielen eine erwachsene Version des Pagan-Sounds, ohne dabei große Experimente zu wagen. Hier stimmen Abwechslung und handwerkliches Geschick. Einige Melodien ähneln sich zwar, können aber angemessen erhabene Momente schaffen. Wer seinen Heiden-Trunk gern gut gemixt zu sich nimmt und gleichermaßen Freund von schwarzmetallischen Tremolos und epischen, bedächtig intonierten Klanglandschaften ist, sollte ANDRAS sicherlich eine wohlverdiente Chance angedeihen lassen. Keyboard-Verächter schlagen hingegen einen weiten Bogen um diese Band.


Nils Herzog

Wertung: 10 von 15 Punkten



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Terrorverlag Oktober 2008


Yippieh, VINTERSORG is back! Höh? Ne ne, ist schon das richtige Review hier, keine Sorge. Aber diese Aussage ist nicht so weit hergeholt, denn das, was VINTERSORG selbst seit Jahren nicht mehr auf die Reihe bekommt, führen ANDRAS einfach weiter. Warum auch nicht, wenn einem die Stimme dazu gegeben ist? Eben. Und das stellen ANDRAS gleich nach dem Intro mit dem "Miasma Track" unter Beweis, das fühlt sich verdammt nach VINTERSORG an, episch und mit einer zum Verwechseln ähnlichen Stimme. "Spellbreaker" zeigt dann recht schnell, dass man die Grenzen des Vorbilds auch locker sprengen kann, ohne den Pfad der Epic und dieses Stimmvolumen gänzlich aussen vor zu lassen, obwohl der Song schon recht aggressiv aus den Boxen knüppelt.


Grundsätzlich bewegen sich ANDRAS aber durchaus im Rahmen dessen, was uns seelige "Till Fjälls" / "Cosmic Genesis" Zeiten versprachen, folkig epische Soundlandschaften mit emotionalem Tiefgang und hochkarätigen Arrangements. Und sowas mitten aus Deutschland, wer hätte das gedacht. Dabei kann man das kaum als Kopie bezeichnen, es fühlt sich einfach völlig natürlich an und gross dran auszusetzen gibt es eben auch nichts. Viele der Songs erzeugen eine konstante Gänsehaut mit ihren feinen, sehr ausgereiften Details, man höre nur mal "Return to Black Hill". Spacige Keys eröffnen, entgegenlaufende Drums kontrastieren und in den Raum dazwischen fallen Gitarrenläufe ein, die einem durch und durch gehen. Die Leadgitarre zeichnet in die melancholische Folkathmosphäre interessante Akzente, und irgendwann explodiert der ganze Song in ein breites Epik-Tal, bei dem VINTERSORG selbst neidisch werden würde.


" Infested" zeichnet dann ein gänzlich anderes Bild von ANDRAS, hier wird aufs Primitivste geknüppelt und gerotzt, und auch das können ANDRAS. "Dunkelwald" führt diesen Pfad eigentlich weiter, ist aber dabei wieder episch ohne Ende und der Shouter growled, statt sich in verträumtem Cleangesang zu ergehen. Viele unterschiedliche Fazetten werden auf "Iron Way" präsentiert, ohne dass sie sich gegenseitig etwas nehmen würden, mit überwältigend dichter Atmosphäre und ergreifenden Melodien, als Anspieltip mag hier vielleicht "Pagan Path" dienen, das eigentlich alle Aspekte vereint. Wer auf epischen Pagan / Black Metal steht, kommt an dem Album nicht vorbei!



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal.pl Oktober 2008 - 7/10 Punkte

Upalne lato nie jest dobrą scenografią do spotkania z najnowszym wydawnictwem niemieckiego Andras. Chociaż, z drugiej strony, słuchanie Iron Way można traktować jako swego rodzaju ochłodę i ucieczkę od tego co za oknem...


Takim pierwszym czynnikiem sprawiającym, że może zrobić nam się przyjemnie zimno jest okładka. Leśny dziadek... tfu, tfu... Przepraszam... Dostojny i sędziwy już wojownik przemierza idealnie równą, śnieżną ścieżką całkiem przyjemną, niemal bajkową krainę. Zdjęcia we wkładce jeszcze bardziej potęgują ten mroźny nastrój. Jednak głównym czynnikiem pogodowym sprowadzającym na nas zimny front atmosferyczny znad Saksonii jest muzyka.


Andras prezentuje na Iron Way mieszankę viking metalowych i blackowych elementów. Z jednej strony nie brak tutaj rzeczywiście epickich fragmentów, np. w kompozycjach "Return To Black Hill" lub "Pagan Path", z drugiej zaś możemy napotkać zdecydowanie bardziej agresywne momenty, jak w "Infested". Całe szczęście, że te jakby dwie twarze Andras zostały z głową połączone w jedno, i dlatego też Iron Way to płyta zwarta i pełna.


Dość istotnym elementem świata przedstawionego na tym krążku są wokale. Znajdziemy tu black metalowe pokrzykiwania, jak i głębokie, czyste męskie głosy, takie jakich dostatek np. w numerze pt. "Kreuzweg". Często używane w takiej muzyce, z lekka chóralne zaśpiewki, również mają swoje miejsce na tym albumie (chociażby w "Dunkelwald"). A mając na uwadze to, iż są to bardzo dobre elementy, podnoszące wartość całości, pozostaje tylko się cieszyć z ich obecności.


Andras nie zapomina też o klimacie, dlatego gdzieniegdzie możemy usłyszeć klawiszowe plamy, na całe szczęście użyte w sposób subtelny i oszczędny. Jednak ani wokale, ani klawisze nie są na Iron Way najważniejsze. Fundamentem tej muzyki jest, jak łatwo się domyślić, gitarowe granie wspomagane bardzo rzeczową sekcją rytmiczną. Cała esencja tego, co prezentuje nam opisywana tu kapela, znajduje się we wspomnianym już "Dunkelwald" i ten utwór, jak i całą płytę serdecznie polecam wszystkim sympatykom takiego grania.


7/10 Punkte



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal District Oktober 2008 - 8,5/10 Punkte


Yippieh, VINTERSORG is back! Höh? Ne ne, ist schon das richtige Review hier, keine Sorge. Aber diese Aussage ist nicht so weit hergeholt, denn das, was VINTERSORG selbst seit Jahren nicht mehr auf die Reihe bekommt, führen ANDRAS einfach weiter. Warum auch nicht, wenn einem die Stimme dazu gegeben ist? Eben. Und das stellen ANDRAS gleich nach dem Intro mit dem "Miasma Track" unter Beweis, das fühlt sich verdammt nach VINTERSORG an, episch und mit einer zum Verwechseln ähnlichen Stimme. "Spellbreaker" zeigt dann recht schnell, dass man die Grenzen des Vorbilds auch locker sprengen kann, ohne den Pfad der Epic und dieses Stimmvolumen gänzlich aussen vor zu lassen, obwohl der Song schon recht aggressiv aus den Boxen knüppelt.


Grundsätzlich bewegen sich ANDRAS aber durchaus im Rahmen dessen, was uns seelige "Till Fjälls" / "Cosmic Genesis" Zeiten versprachen, folkig epische Soundlandschaften mit emotionalem Tiefgang und hochkarätigen Arrangements. Und sowas mitten aus Deutschland, wer hätte das gedacht. Dabei kann man das kaum als Kopie bezeichnen, es fühlt sich einfach völlig natürlich an und gross dran auszusetzen gibt es eben auch nichts. Viele der Songs erzeugen eine konstante Gänsehaut mit ihren feinen, sehr ausgereiften Details, man höre nur mal "Return to Black Hill". Spacige Keys eröffnen, entgegenlaufende Drums kontrastieren und in den Raum dazwischen fallen Gitarrenläufe ein, die einem durch und durch gehen. Die Leadgitarre zeichnet in die melancholische Folkathmosphäre interessante Akzente, und irgendwann explodiert der ganze Song in ein breites Epik-Tal, bei dem VINTERSORG selbst neidisch werden würde.


"Infested" zeichnet dann ein gänzlich anderes Bild von ANDRAS, hier wird aufs Primitivste geknüppelt und gerotzt, und auch das können ANDRAS. "Dunkelwald" führt diesen Pfad eigentlich weiter, ist aber dabei wieder episch ohne Ende und der Shouter growled, statt sich in verträumtem Cleangesang zu ergehen. Viele unterschiedliche Fazetten werden auf "Iron Way" präsentiert, ohne dass sie sich gegenseitig etwas nehmen würden, mit überwältigend dichter Atmosphäre und ergreifenden Melodien, als Anspieltip mag hier vielleicht "Pagan Path" dienen, das eigentlich alle Aspekte vereint. Wer auf epischen Pagan / Black Metal steht, kommt an dem Album nicht vorbei!


8,5/10 Punkte




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Chronicles of Chaos Oktober 2008 - 7/10 Punkte


Somehow leading one to expect yet another mediocre and utterly forgettable Viking metal album, _Iron Way_ turns out to be a pleasantly surprising collection of songs. Taking equal amounts of inspiration from such acts as Summoning, Dimmu Borgir and Vintersorg, Andras somehow take me back to the mid Nineties. Maybe it is the uplifting and often utterly hummable guitars, the slightly naive drumming, or the combination of gritty and clean vocals dispersed throughout _Iron Way_; who knows?
Andras has been around for quite a while, and this is their fifth full-length. _Iron Way_ starts strong with probably its best song, "Miasma Track". The clean vocals might take a little time to get used to, but the first half of the album is a succession of great songs that take you along for the ride. Unfortunately the second half is not as strong, but there is plenty here to coerce you to play the album again. There are perhaps a few too many deja-vu moments that will remind you of something else, but in all honesty, I had fun listening to Andras.


by: Kostas Sarampalis (7 out of 10)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Kogaionon Magazin Oktober 2008 - 0.90/1 Punkte


Unul dintre cele mai longevive grupuri de Epic Pagan Metal din Estul Germaniei a ajuns la albumul cu numarul sase, de departe cel mai reusit si inspirat dintre toate. Cu voci ce imi amintesc de vechiul IN THE WOODS… in varianta Heathen Metal, cu voci normale impunatoare, cu clapa foarte inteligent folosita, cu acorduri foarte rapide, ce alterneaza cu unele foarte lente, atmosferice… Cand vocile sunt agresive soundul este foarte dinamic, chiar exploziv, bateria fiind pe alocuri ucigatoare. Cand e lent, se degaja o aura usor ,melancolica, insa pe un format razboinic, creat de solisticile chitarilor prelungi. Un material foarte lucrat, destul de variat si plin de elemente Pagan, Black sau Atmospheric Metal! Este, daca vreti, o replica germana la „HEart of The Ages”, un album de referinta pentru scena Heathen Pagan Black Metal!


Rating: 0.90/1



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Mortum Zine Oktober 2008 - 9/10 Punkte


Vzpomínky na aktuální desku norských umělců Enslaved jsou pro většinu fanoušků ještě teď skutečně čerstvé. Kolize byla nevyhnutelná. Natěšený dav se musel dostat do patové situace, kdy není jednoduché odbočit vlevo nebo vpravo. Zvlášť, když levá strana znamená zůstat a jít s dobou tak, jak to vidí samotná kapela. Druhá možnost znamená, dát se na cestu rýsující se po mé pravé ruce. Pravá strana je však opakem té levé, znázorňuje odstup. Pokud jste odbočili doprava a nad Enslaved zlomili hůl… Vlastně nevím.

Proč se ale v této recenzi zmiňuji právě o Enslaved?
Není to tak dávno, jen několik let. Prakticky stejná situace, jen jiná země, kapela a doba. Také Andras stáli na podobném rozcestí, spojeném s důležitým rozhodnutím. Tenkrát se rozhodli sejít z cesty pohanského black metalu a pokračovat cestičkou jemnější a upravenější. Byli si vědomi, že tímto tahem ztratí spoustu fanoušků. I přesto však sešli.
Postupem času ale i ten nejzklamanější fanoušek uznal, že šlo o mistrovský tah. Není nic krásnějšího, než sledovat poctivou práci, která je konaná s chutí a upřímností. Andras měli obrovské štěstí, které jen tak někdo nemá. Našli svou vysněnou cestu a tou putují dodnes! Myslíte si, že plácám nesmysly? Ne, tohle jsou skutečné informace. Pokud mi ani přesto nevěříte, zkuste si prohlédnout booklet a především cover samotné desky.

Stylová odlišnost kapely je nyní markantní. Avšak až teď se naplno rozlilo to kouzlo sálající z každé maličkosti obsažené na této desce. Kytarové riffy nesoucí se především v středním tempu jen málokdy dovolují proniknout black metalové struktuře do již pevně ukotveného systému. Epický metal, tohle je nynější základ Andras.

S každou další skladbou si více a více představuji strmé svahy hor, kterými jakoby kapela demonstrovala svou sílu. V následující chvíli Němci zahřmí jednou ze svých rychlejších skladeb, jež se jinak vymyká z jejich uhlazené podoby. Představte si moment, kdy procházíte po rozkvetlé louce a neslyšíte žádného zvuku. Soustředíte se pouze na šum obilí, které se rozhoupává svými zlatavými klasy. Najednou se zatáhne mrak a spustí obrovskou vánici s nepříčetným deštěm. V této chvíli již nemusíte přemýšlet nad decimovanými klasy. Nyní se Vy stáváte klasem a klaníte se vichřici jménem Andras. Je to jako věčnost a přitom vteřina, chvějete se a cítíte ten nepopsatelný pocit. Chvíle, kdy si namlouváte, že je to jen kytara střídající dva jednoduché, nevinné akordy. Melodie Vás dostává k maximálnímu prožitku a ve velice pomalém tempu, přičemž začínáte být hypnotizováni líbivým hlasem, se rozkládáte na milion mikročástic. Je to opravdu neuvěřitelná kombinace, která prolíná všechny hudební aspekty tak nevinně jako se střídají čtyři roční období. Vše probíhá v naprostém souladu s ostatním. Kytary dokáží doplňovat jedna druhou a neobvykle skutečné melodie jsou podtrhovány a znovu rozvíjeny. Za pomoci kláves, jež se zde stávají plnohodnotným nástrojem, jsou vytvářeny různé efekty, obohacující již tak bohatou hudební produkci.

Jedním z doteď neodkrytých překvapení je i současný vokál. Vokalista Ecthelion se stal před několika lety obrovskou posilou a zároveň vynikajícím zpěvákem. Je až neskutečné, jak rychle a za jakých okolností dokázal vypracovat svůj hlas. Využívá vokálu k převážně čistému zpěvu, má naprosto výstižně zapadající hloubky, jež dokáže posunout do vyšších pater hlasových tónin. Jak jsem již naznačil, „Iron Way“ je hudebně – melodickým bonbónkem a nejinak je tomu také s použitým hlasem. Už, už jsem si myslel, že Ecthelion neukáže ani chlup z druhé strany svého hrdelního umu a ejhle… Poslední skladba „Kreuzweg“ (nepočítám-li outro) je nejen důkazem toho, jak dokonale se dají kombinovat dva druhy vokálu, ale především důkazem, jak vytvořit skutečné, jediné a nenapodobitelné hudební dílo.

Nastavte dlaň… sněží!
Když se pozorně ohlédnete, spatříte tu ryzí čistotu vločky, která vlastně koresponduje se zvukem nahrávky. Obě tak čisté a zároveň drásající. Drásající… i tímto slovem by se dala vystihnout podstata nahrávky. Zkusil jsem si dokonce položit otázku „Co je podstatou této desky?“. Dlouho jsem přemýšlel a zjistil, že atmosféra, to je podstata! Všechny detaily, větší či menší, jsou tentokrát nesmírně důležité. „Iron Way“ je pokaždé natolik překvapivým poslechem, až se člověk pozastaví, jestli je to opravdu možné.
Když se opět podívám na poutníka na přebalu desky, nedokážu odpovědět, zda dojde svému cíli, jen doufám, že se opět setkáme na společné stezce…

9/10 Punkte


„Iron Way“ CD
(Einheit) - Dirk Wettlaufer Oktober 2008


ANDRAS legen uns „Iron way“ vor und steigen im Intro sogleich mit einem schwülstigen Keyboardteppich ein, der sich leider die gesamte Scheibe durchzieht, was meinem ganz persönlichen Geschmack bei Black bzw. Pagan Metal Scheiben immer eher abträglich ist, insofern nicht die Atmosphäre gezielt unterstützt wird, indem den Keyboards eigene Melodiefolgen zugesprochen werden. Als Teppich hinter den Riffs wie bei ANDRAS finde ich das aber stilistisch überholt bzw. altbacken bis wirklich verzichtbar, was zum Glück aber reine Geschmackssache ist. Bleiben neben dem Outro 8 weitere Songs, die um die Gunst des Hörers buhlen: Positiv fallen die epischen Songs immer dann auf, wenn das Tempo rausgenommen wird und eher unerwartete Breaks und Riffs zum Vorschein kommen. Nehmen die seit ewigen Jahren aktiven Ostdeutschen dann wieder Fahrtwind auf, klingt auch mal eine leise (melodische) Nähe zu langsameren, älteren NAGLFAR hindurch, obgleich der Vergleich insofern hinkt, als dass ANDRAS deren Härte, Brachialität und Schroffheit in keiner Weise erreichen, bzw. ja auch gar nicht erreichen müssen, da Black Metal neben Pagan Metal nur EIN Bestandteil des Sounds ist: Die Pagan Metal Parts selbst klingen hingegen gut, nicht mehr und nicht weniger. Ansprechend und kompetent eingespielt, aber sicherlich nicht übermäßig innovativ oder gar außergewöhnlich. Keine der dargebotenen Melodien hat einen besonderen Wiedererkennungseffekt, auch wenn die Scheibe zum xten Mal durchläuft, was so manchen Part austauschbar erscheinen lässt und Punktabzug bedeutet. Punktabzug gibt’s auch für die zum Teil fast holprig wirkenden, so gut wie schülerhaften Drumtakes/Drumrhythmen in Songs wie „Spellbreaker“. Unter dem Strich fehlt mir das gewisse Etwas, das Frische und Unverwechselbare, um ANDRAS mit einer guten Note aus dem Rennen zu entlassen. So bleibt unter dem Strich die Schulnote „noch befriedigend“, was Szenekenner sicherlich anders beurteilen könnten, mir als Normalmetaller aber einfach nicht reicht, obgleich Booklet und Aufmachung wiederum sehr positive Teilpunkte einheimsen können. Schwierige Scheibe, sicherlich mit viel Engagement zubereitet, aber dennoch zu wenig, um aus der zu eng geschnürten Pagan Kiste aufhorchen zu lassen.


„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Centre Magazine Oktober 2008 - 8,5 von 10 Punkten


Andras jest zespołem, który w przeszłości zrobił wszystko, żeby osiągnąć miano beztalecia wszechczasów. Cokolwiek w przeszłości by nie nagrali, skazane było na fiasko i tak zainteresowanie zespołem i jego twórczością w Black Metalowej scenie spadło do zera.. Jak się okazało zespół nie dał za wygraną, zmienił skład i pracował dalej nad materiałem. Tu i ówdzie krązyły pogłoski, że muzyka, nowa muzyka wcale nie jest taka zła, ale jak się ma złą opinię, to nie tak łatwo przekonać sceptyków, że ma się coś nowego do przekazania.
Nie inaczej było ze mną. Już przy pierwszm kontakcie z nową płytą „Iron Way” nasunęły mi się wątpliwości. Otóż kiczowata okładka przedstawiająca Druida wychodzącego z lasu zaniepokoiła mnie poważnie, ale jak się okazało niepotrzebnie. Intro nie pozastawia żadnej wątpliwości, że mamy tutaj doczynienia z baśnią opowiadaną za pomocą potężnej dawki Epickiego Pagan Metalu z domieszką Blacku. Nieznając poprzedniej płyty z niedowierzaniem spoglądałem na Booklet, wyłączyłem mojego CD Playera, wyciągnąłem płytę i okazało się, że to żadna pomyłka, to jest ANDRAS w roku 2008.

Utwory na „Iron Way” są umiejętnie zbudowane i nie nudzą monotonią, wręcz przeciwnie. Ciągłe zmiany tępa, raz melancholijne dźwięki przerwane brutalnymi riffami, czy też atakami z Black Metalowej przeszłości, czysty wokal Ectheliona przechodzący odważnie w Death Metalowe wrzaski, klawisze, które dają płycie lekki dotyk atmosfery a la Summoning pozwalają porównać tą płytę do czterech pór roku. Przyczym każda z tych pozostawia dobre wrażenia.
Już otwierający Miasma Track jest dla mnie hitem, Return To Black Hill wręcz hymnem, a Kreuzweg koronacją tej absolutnie udanej płyty zespołu, którego mało kto traktował poważnie. Miejmy nadzieję, że grupa niezadowoli się tym co osiągnęła na Iron Way, tylko będzie się dalej rozwijać i dojrzewać, by w przyszłości przedstawić kolejny, wartościowy materiał.

Ocena: 8,5/10


„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal1 Info Magazin Oktober 2008 - 8,5 von 10 Punkten


Neun Jahre sind eine relativ lange Zeit im Musikgeschäft, das wird wohl niemand anzweifeln wollen. Da kann schon einiges passieren. Manche Band verschwindet in so einer Zeitspanne in der Versenkung, manche landet den ganz großen Coup und wird weltberühmt, manche schlägt sich einfach nur so durch und geht mit der Zeit, was man auch der Musik anmerkt. Im Falle von ANDRAS, den vier Jungs aus dem Erzgebirge, ist weder ersteres noch zweiteres passiert. Weder sitzen sie jetzt mit Gitarre und Bass in der Fußgängerzone und spielen sich ihre Brötchen da zusammen, noch tummeln sie sich auf dem Black Metal Olymp, nein, sie sind irgendwo dazwischen.


Was es nun mit diesen ominösen von mir angesprochenen neun Jahren auf sich hat, mag sich wohl der ein oder andere fragen, immerhin gibt es die Band doch schon seit 1994 und das letzte Album, "...Of Old Wisdom", kam 2005. Ja, sicher das, aber in meiner Plattensammlung fand sich bisher nur der 1999er Output "Sword Of Revenge" und der ist nun schon neun Jahre alt. Darauf spielten ANDRAS noch sehr lärmenden "Wir dreschen drauf bis keiner mehr steht"-Black Metal, der zwar irgendwie teilweise charmant war, aber mich im Großen und Ganzen nicht so recht überzeugen wollte. Aber als der neue Silberling "Iron Way" auf den Markt kam, ergriff ich die Chance mal nachzuschauen, was aus dem Vierer aus dem Erzgebirge denn so geworden ist...


Was auffällt noch ehe man die fünfte Langrille der Jungs in den Player schiebt: Count Damien Nightsky heißt jetzt nur noch Nightsky. Schade, sein Pseudonym war meiner Meinung nach eines der absolut coolsten überhaupt, aber naja, wir wollen uns ja nicht an Namen aufhängen, worum es uns geht ist die Musik. Die beginnt auf "Iron Way" mit dem sehr kreativ betitelten "Intro". Bombastisches Fanfarengeschmetter begrüßt uns etwa eine Minute lang, dazu erzählt eine knorrige Stimme etwas über Wald, Wind, Wölfe, was weiß ich. Versteht man leider recht schlecht. Naja, alles in allem nett, aber leider etwas gesichtslos und austauschbar. Da hätte man sich was besseres einfallen lassen.


Dann geht's mit "Miasma Track" aber schon richtig los. "Verdammt noch mal, was ist denn hier los?", war das Erste, was mir durch den Kopf schoss, als der Silberling zum ersten Mal in meinem Player rotierte. Vorbei sind die Zeiten des stumpfen gekloppes, hier geht's zwar auch nicht gerade zimperlich zu, aber trotzdem... Verändert haben sich ANDRAS, oh ja, das haben sie. Ich kann jetzt zwar nicht einschätzen, inwiefern dieser Stil schon auf den vorigen Alben gespielt wurde (hab mich etwas schlau gemacht, auf "...Of Old Wisdom" schienen sie auch schon in diese Richtung zu gehen), aber trotzdem war das schon eine ziemliche Überraschung für mich. Was uns beim Opener instrumentalisch geboten wird, klingt mehr nach Windir als nach der "Sword Of Revenge". Yey, nicht übel, dazu gesellen sich erst mal cleane Vocals der Marke Vintersorg. Sänger Ecthelion klingt dem schwedischen Ausnahmetalent zum Verwechseln ähnlich. Nicht übel.


Das angeschlossene "Spellbreaker" setzt dann noch einen drauf. Hier fühlte ich mich von Zeit zu Zeit an mittelalte Emperor ("IX Equilibrium"-Ära) erinnert und die eine oder andere etwas rauere Gesangspassage hat etwas von Taneli Jarva (Ex-Sentenced, The Black League). Die Musik klingt sauber, aber nicht überproduziert, setzt sich gut im Ohr fest und bleibt drin. Die Keyboards halten sich dezent zurück (mit Ausnahmen natürlich, zum Beispiel das tolle, kurze Zwischenspiel bei "Across Those Highlands"), gehen aber nie vollends unter, der Bass ist überraschend gut hörbar und bietet eine paar nette Melodien. So gefällt das. Auch nach mehrmaligem Hören der ganzen CD muss ich sagen: "Spellbreaker" ist wirklich ein Ausnahmetrack und steht für all das, was die neuen ANDRAS gut macht.


Wo Licht ist, ist aber leider auch Schatten. Auf den stößt man bei "Iron Way" immer wieder im kleinen, wirklich auffällig manifestiert er sich aber bei "Return To Black Hill", ein sehr netter Track, der am Anfang mit seinen pompösen Keyboards und den dezenten Gitarrenriffs etwas an Summoning erinnert. Im Mittelteil übertreiben ANDRAS es aber leider. Da wandelt sich die pompöse aber doch irgendwo negative Stimmung des Songs von einem Takt auf den anderen plötzlich in die Ausgeburt der Gloriosität und der Song erstrahlt in bester HammerFall-Manier. Ne, so schlimm ist es nicht, aber es ist einfach ein arger Stilbruch, der dem Hörer erst mal ein heftiges Schlucken entlockt.


Dass ANDRAS übrigens immer noch so heftig können wie früher beweißt der Track "Infested" (bei dem es um Lykanthropie geht, wer hätte es angesichts des Titels und des gesampelten Wolfsgeheuls gedacht?). Etwas unter zwei Minuten preschen die Jungs komplett ohne Keyboardunterstützung in bester Black Metal Manier dahin und liefern einen sehr ordentlichen Nackenbrecher vor dem Herren. Der Track tut übrigens etwas, was ANDRAS nur selten gelingt: Trotz aller schnellen Passagen, allem Geboller verlieren die Songs nur sehr selten ihre Erhabenheit, ihre majestätische Atmosphäre. Bei "Infested" ist das der Fall, aber das war wohl Absicht.


Textlich leiden ANDRAS unter den guten alten Non-Native-Speaker-Mängeln, was man im (sehr hübschen und sehr liebevoll gemachten) Booklet zu lesen kriegt hat seine Schwächen, aber gut, man versteht die Texte glücklicherweise eh kaum und die... wie soll ich sagen... "gebirgige" Atmosphäre kommt trotzdem gut rüber. Immer wieder fühlt man sich mit einem wohligen Schauer an unterirdische Mienen und an hohe, schneebedeckte Gipfel erinnert. Da punkten die Jungs wieder und so bekommen sie von mir trotz der Mängel noch gute:


Bewertung: 8.5/10
Redakteur: Christian Heckmann




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Heavy Metal Cosmos Oktober 2008 - 8 von 10 Punkten


Epic pagan black metallers Andras are back 3 years after their previous effort “...of Old Wisdom”, the album that changed their sound. Their new work continues in the great style of this new Andras era...


The Germans offer us 45 minutes of very melodic well played majestic black metal, with great variety in their sound. The voice of Ecthelion, even though he still reminds a lot of Vintersorg, is a trademark of the band’s new sound and he sings more with clean vocals than black metal. His voice, and mainly his clean vocals, has a very melancholic, epic expression and I believe it’s improved compared to the previous album “...of Old Wisdom”. The compositions are great, especially in the more bombastic melodic parts and the refrains, that (at least some of them) stay in your mind for quite a long…


Keyboards blend perfectly with the guitars and their importance varies from song to song. The mood changes often from epic to more melancholic or aggressive and the same happens with the tempo of the songs. In my opinion their more melodic symphonic songs are of higher quality, and the song “Pagan Path” is the best of the album. One difference I can find with their previous work, is that the tempo is somehow slower, and the more aggressive parts are reduced…


The production is very professional resulting in a very solid and full sound, where every instrument is at the right level. If you liked their last album you will love this CD. Also fans of melodic pagan black metal won’t be disappointed by this great release. Of course here is the link to listen to some of their songs: http://www.myspace.com/andraserzgebirge


dimiarch


Average:
8/10 Points



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Necroweb Magazin Magazin Oktober 2008 - 8 von 10 Punkten


'Mein lieber Herr Gesangsverein!' - So könnte man wohl auf mehrdeutige Weise am besten bezeichnen, was einem hier an Pagan Stürmen aus dem Erzgebirge entgegen bläst. Nachdem Andras, lange als Rumpeltruppe im untersten Black Metal Bereich bezeichnet, ziemlich verpöhnt worden sind, haben sie spätestens seit "Of Old Wisdom..." aus dem Jahre 2003 ihren Stil gefunden: Hochmelodischer Black Pagan Metal mit einer gehörigen Portion Bombast, der Freunden von Vintersorg oder Moonsorrow die Methörner durchschütteln sollte. "Iron Way" kann auf ganzer Länge mit rasendem Tempo, herrlichen ruhigen Passagen und toll arrangierten Melodiebögen überzeugen. Sänger Ecthelion brüllt, keift und singt mit einer Sehnsucht verbreitenden Atmosphäre, so daß er Vergleiche mit den bereits genannten Vintersorg oder auch Heidevolk nicht zu scheuen braucht. Gerade seine Clean Vocals geben einem dieses herrliche Gefühl, seinem Tischnachbarn beim Bechern in der Schenke unterhaken und mitsingen zu wollen. Nach dem sehr powerlastigen Intro beginnen Andras mit "Miasma Track" erst einmal sehr treibend und regen alles in Hörweite zu heftigem Kopfnicken an. Wenn dann Ecthelion mit der clean eingesungenen Strophe einsetzt, kann man schon die ein oder andere Gänsehaut bekommen. Ein toller Track, der alles hat, was ein guter Pagan Metal Song braucht, Chöre, Blasts, Midtempo und natürlich: Screams. Sehr gelungen! Die Entscheidung, das Ganze teils sehr im Melodic Black Metal-lastigen Bereich abzufeuern, trifft voll ins Schwarze, das Keyboard ist stark präsent und trägt die Gitarrenklänge zusammen mit dem Gesang in einem gut gewobenen Klangteppich über die knapp 3/4 Stunde Spielzeit.
Abwechslung bietet sich auf dem Silberling in vollster Entfaltung, man kann sich gar schwer entscheiden, ob einem nun die eher rasenden Track wie "Across Those Highlands" oder "Infested" am besten gefallen oder die ruhigeren "Return To Black Hill" und "Pagan Path", auf denen Ecthelion wohl seine besten vokalischen Leistungen abliefert. Generell scheint Bandgründer Nightsky in letzter Zeit ein recht gutes Händchen für neue Musiker gehabt zu haben, alle beherrschen ihre Instrumente gut und können durch den ansprechenden Sound den Druck ihrer Songs voll zur Geltung bringen. Ein weiterer Pluspunkt ist, daß zu fast jedem Lied eine kleine Hintergrundgeschichte im Booklet abgedruckt ist, die den Stücken auch auf lyrischer Ebene noch zusätzliche Tiefe verleihen. Selbstverständlich handelt es sich auch hier um Themen aus alter Zeit, lokale Sagen um die Pest, Totenprophetie und den Kampf gegen das Christentum haben Pate für die Texte gestanden.
Andras haben also auf jeder Ebene genau gewußt, was sie zu tun hatten und so kann "Iron Way" den bereits eingeschlagenen Weg der Band konsequent und vielversprechend weiterführen. Wer sich nach einem echten Highlight auf dem momentan etwas übersättigten Pagan Metal Markt umsieht, wird hier fündig werden. Weiter so!


Bewertung : 8 von 10 Punkten

Autor : scorchedsoul



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Sheol Magazin September 2008 - 9 von 10 Punkten


Das Erzgebirge hat ja so einige hervorragende Bands hervorgebracht. Mit „Andras“ tat sich mir nun eine weitere auf. Endlich... nachdem es sie schon weit länger als eine Dekade gibt und sie schon etliche Studioalben veröffentlicht hat. Wie kommt es nur, dass so eine Band jahrelang an mir vorbeigehen konnte, ohne dass sie mir aufgefallen ist? Nun, wahrscheinlich weil sie nie bei einem der Festivals gespielt hat, auf denen ich war. Außerdem lese ich keine Reviews anderer Magazine, damit ich wirklich durch nichts beeinflusst werde, wenn ich selbst etwas zu einer Promo schreibe, auch nicht unbewusst. Das rächt sich nun. Denn der Kommentar irgend eines Rezensenten, dass die Stimme des Sängers von „Andras“ genau wie die von „Vintersorg“ klingt, hätte sicher gereicht, damit ich mir das Album besorge, und sei es nur, um das Gegenteil zu beweisen.


Doch von vorne! Wie gesagt kannte ich die Band wirklich gar nicht, als die Promo bei mir eintraf. Da das Cover wie eins dieser typischen Wir-sind-im-Überfluss-da- Möchtegern-Pagan-Bands aussah und der Bandname nicht wirklich eine Assoziation zu einer Wortbedeutung in mir hervorrief, legte ich die Promo erst’mal beiseite. Dass in der CD-Hülle ein Juwel warten könnte, auf die Idee kam ich gar nicht.
Nun, nach gut 2 Monaten hörte ich dann doch mal rein. Und ich war geschockt. Was ich hörte, waren die alten Vintersorg. Sowohl im Ansatz vom Stil her, aber vor allem wegen der Stimme des Sängers. Diese klingt ja wirklich zu 99,5 % wie die von Andreas Hedlund von Vintersorg. Im ersten Moment dachte ich, die Band hat Mr. Hedlund vielleicht bezahlt, um das Album einzusingen. Naja, aber an winzigen Kleinigkeiten hört man dann doch, dass er es nicht ist. Für mich als wahrscheinlich fanatischsten Vintersorg-Fan war das natürlich ein echter Schreckmoment. Es ist ja nicht zu fassen, dass sich zwei Stimmen so ähneln können. Gut, wenn es null-acht-fuffzehn- Stimmen wären... aber eine so exquisite Stimme wie die Vintersorgs... wow!
Noch dazu enthält das Album viele Sequenzen, die auch stark an die Musik der alten Vintersorg erinnern. Ein Ersatz für Vintersorg (dessen Mastermind ja seit seiner Familiengründung kaum noch Zeit für die Musik hat) können „Andras“ allerdings nicht dienen. Denn sie haben trotz der Ähnlichkeiten einen zu eigenen Stil. Dieser liegt vor allem im epischen Pagan-Bereich, wobei allerdings viele Elemente des Black Metal, aber auch einige des Power- und Death-Metal Einfluss finden (letzteres vor allem durch zahlreiche Themen-und Tempiwechsel definiert).


Viele Songs sind unglaublich episch gehalten und trumpfen vor allem durch den klaren, hingebungsvollen Gesang auf, der die tiefgehenden Melodien vieler Songs mit großer Ausdrucksbreite unterstützt. Das Keyboard kommt häufig zum Einsatz, wirkt aber gelungenerweise nicht zu dominant. Die progressiven Gitarrenriffs können oft genug die Aufmerksamkeit auf sich lenken. Genauso wie der Gesang von Ecthelion. Vor allem im Song „Kreuzweg“ geht die Emotionalität in den lang ausgesungenen Worten, die eine Lyriczeile beenden, sehr unter die Haut. Fast stört es, dass der klare Gesang in vielen Stücken durch Growlgesang unterbrochen wird. Das Growling ist natürlich essentiell in vielen Bereichen des Metal, schon klar, wobei er auf diesem Album zum Beispiel aber wirklich nicht unbedingt nötig gewesen wäre (Bands wie Menhir, die fast vollständig davon Abstand genommen haben, haben ja bewiesen, dass es auch ohne geht). Natürlich unterstützt der Growlgesang trotz allem die bedrohliche Stimmung in etlichen Passagen der Songs. Nach einem Einspieler vor Beginn des 6. Tracks „Infested“, der eine furchterregende Begegnung zwischen Bestie und Mensch im nächtlichen Wald darstellt, ist das jagende Riffing mit keifendem Gesang natürlich sehr passend positioniert.


Lyrisch geht es um die Wälder des Erzgebirges, alte Sagen, die sich hierum ranken, aber auch um tatsächliche historische Geschehnisse. Hierbei wurde nur der Song „Dunkelwald“ auf deutsch verfasst, alle anderen auf englisch. Was auch besonders positiv erwähnt werden muss, ist die Gestaltung des Booklets. So geht den abgedruckten Lyrics jedes einzelnen Songs eine kurze Schilderung voraus, aus der man entnehmen kann, wie die Songtexte dann damit in Zusammenhang stehen. Entweder sind es Auszüge aus Reiseberichten, eine Zusammenfassung einer alten Sage oder eines geschichtlichen Ereignisses. Somit kann man die Lyrics voll und ganz erfassen (nicht nur in der eigenen Interpretation, sondern auch so, wie sie vom Poeten gemeint sind). In Verbindung mit den Hintergrundfotos, die mit Sicherheit alle aus dem Erzgebirge stammen, hat man das Gefühl, auch visuell auf eine Reise durch das Album geschickt zu werden.


Zusammenfassend kann man sagen, dass jeder einzelne Song sehr eingängig und melodisch ist und sehr angenehm in Erinnerung bleibt.
Nun bin ich gespannt, ob die Band live in der Lage ist, das selbe Feeling zu erzeugen (und natürlich ob die Stimme von Ecthelion live auch wie die von Vintersorg klingt). Wenn ja, wird man mich in Zukunft wahrscheinlich öfter vor der Bühne sehen, wenn diese Band sich die Ehre gibt. Nach einigem Suchen habe ich den Bandnamen auch tatsächlich auf Flyern für kleinere Festivals entdeckt. Eigentlich sollte man so einen Rohdiamanten ganz anders fördern. Hätte ich deren Label was zu sagen, würde ich dazu raten, in die Band zu investieren und sie auf etlichen größeren Festivals spielen zu lassen. Wenn sie nicht gerade Schlaftabletten auf der Bühne sind, sollte es doch machbar sein, dass sie noch viel bekannter werden. Denn die Musik ist allemal anspruchsvoll und intensiv genug, um die Herzen vieler zu erobern.


Anspieltip „Kreuzweg“


Review von Twilightheart




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Raw and Wild Magazin October 2008


Sono uno dei gruppi veterani della scena black metal teutonica essendo in attività dal lontano 1994. “Iron Way” è il loro sesto album e senza dubbio quello più completo. La matrice del sound degli Andra è più marcatamente black rispetto agli Oakenshield. Tuttavia riescono a dare corpo, forma, anima a un sound dall’inquietante bellezza epica. Infatti, pur non essendo classicamente pagan gli Andras costruiscono un sound wagneriano oscuro e umbratile. Il cantato si erge come una voce minacciosa declamando litanie e veri strani. Un album di straordinaria sostanza che non cade nell’ovvio e ci regala momenti di apocalittica vertigine nera.




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Oblivion Magazin September 2008


Nach so einigen Höhen und Tiefen bzw. herben Rückschlägen, wie z.B. dem Niedergang des Labels usw. haben sich nun „Einheit Produktionen“ der mittlerweile seit 1994 existenten Band Andras angenommen und dadurch das aktuelle Album „Iron Way“ ermöglicht. Man höre und staune, Andras haben mit „Iron Way“ ein durchaus gereiftes, innovatives und absolut hörenswertes Album aufgenommen. Wie der Waldschrat auf dem Frontcover und das „Hütten-Wald- und Schnee-Art-Work“ vermuten lässt, wird hier waschechter, und trotz meiner etwas spitzen Beschreibung, keineswegs klischeebeladener Pagan Metal zelebriert.
Die musikalischen Wurzeln sind zwar nach wie vor im Black Metal zu finden, aber auf „Iron Way“ stellt dies sozusagen das musikalische Grundgerüst eines durchaus von Melodie und Atmosphäre geprägtem Gesamtkunstwerks dar. Melodische Riffs; welche teils ins bombastartige abgleiten, werden untermalt von finstrem Black Metal-Gesang, finsteren Growls und cleanem melodischem Gesang, welcher mich an heidnische Hymnen denken lässt. Manchmal geben die Jungs sogar mal richtig Gas, wie in „Across Those Highlands“, nur um dann wieder wie z.B. in „Kreuzweg“ in finstere Melancholie zu verfallen. Der Stil entspricht zwar nicht wirklich meinem persönlichen Geschmack, aber Andras verstehen trotzdem mit gut abgerundetem Gesamtkonzept die richtige Stimmung für gepflegtes heidnisches Treiben zu erzeugen. Für Fans des Genres in jedem Fall eine Empfehlung.


7,5/10 Punkte - JE




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Kronos Mortus Magazin September 2008 (English Version)


The band was formed in 1994, and they have already released some materials („Das Schwert Unserer Ahnen” demo „The True Darkness” demo 1995, „Live In Annaberg” demo 1996, „Die Rückkehr Der Dunklen Krieger” 1997, „Sword Of Revenge” 1999, „Demo” demo és „Quest Of Deliverance” 2000, „Legends…” demo 2002, „…Of Old Wisdom” 2005), they went through quite a lot of lineup changes, and their music have also changed in a very positive way. At the beggining of their career they played standard satanic black metal with lot of cliches, but they evolved into pagan/death/black/epic metal, and they successfully found their own sound. This album has got a brilliant front cover composed by Thomas Scuth. The Current lineup of Andras is: Adversarius (keyboards), Count Damien Nightsky (guitar), Ecthelion (vocals), Obnox (guitar), Shadrik (drums).


The album starts with a symphonic track with wonderful medieval atmosphere, and then they continue with the Miasma Track, which is a very dynamic, powerful, fast but also epic song, with awesome vocals. They have a lot of strong and heavy guitar riffs, and also have clean and more melodic stuff combined together.


Spellbreaker begins with a keyboard introduction, but the song really begins just after that. This songs shows heavy metal influences, and some Therion influences too, for example in the chorus. Personally I didn’t liked these heavy metal themes, because it became a huge cliche nowadays, but the song is very good, so it’s not a very big problem. In Across The Highlands they return to their roots, it has lot of black metal themes, and features much more brutal vocals than on the previous tracks on this album, but it’s not a clean black metal track, because it has some softer, epic parts too in the middle of the song, and they finish very brutal riffs, so it’s like the silence before the storm.


Return to To Black is the next in line, and it continues in the atmosphere of the previous songs. The song begins with an extremely melancholic keyboard intro, and then transforms into doom and epic sound, and influences from Therion and Moonspell can be heard here too. Thereno complex themes, the whole song is very simple, but somehow this makes this track special.


Infeseted is a little bit experimental, and very colorful song, but has got a lot of fury in it. The next creation is Dunklewald, and it has some more complex parts, and also features very special keyboard themes, which made the song very special.


The epic feeling returns with Pagan Path, and has the atmosphere of the ancient times. You can here brilliant riffs, and a progressive solo here, which is absolutely awesome too.


Then comes Kreuzweg, which is the most melancholic and painful track on this record, it’s like when you are suffering inside, you hate everything, and you want to torn the world apart. Kreuzweg features stakkato guitar riffs, heroic refrain, and melancholic themes, the whole composition is very brilliant.
Outro finishes the album, and paints the vision of bloodstained warfields, dark and grey colurs woth the atmosphere of sadness.
I recommend the CD to every black metaller, but it won’t be ease to understand the logic of the compsitions, but you can hear a brilliant album here.




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Kronos Mortus Magazin September 2008


Az 1994-ben alakult német csapat maga mögött tud már pár anyagot („Das Schwert Unserer Ahnen” demo és „The True Darkness” demo 1995, „Live In Annaberg” demo 1996, „Die Rückkehr Der Dunklen Krieger” 1997, „Sword Of Revenge” 1999, „Demo” demo és „Quest Of Deliverance” 2000, „Legends…” demo 2002, „…Of Old Wisdom” 2005), jónéhány tagcserét és zenei finomodást, átalakulást. Ez utóbbi abszolút elönyükre vált, hiszen a legelején még a szokványos, klisés sátánista black metallal indítottak. Mára a zenei alapok ugyan megmaradtak, de színesebbé, kifejezöbbé vált az összkép, hiszen pagan/death/epikus elemek keverednek az old-school black metal világával. A változatos ének, a magasztossá váló betétek heroikus világot idéznek. Az ízlésesen megkomponált borító Thomas Scuth nevéhez füzödik, a mai felállás: Adversarius (szintetizátor), Count Damien Nightsky (gitár), Ecthelion (ének), Obnox (gitár), Shadrik (dob). A felvételeknél szólógitáron Chris müködött közre, amit a 7th Door Studio-ban rögzítettek.


Az elsö track az Intro, egy eléggé szimfonikus tétel, ami alatt német nyelven beszélnek. Mintha valami középkori, ragyogó kép emelkedne csata elött a táj fölé, olyannyira tiszták a hangulati elemek. A Miasma Track szélvészként rohan le minket húzós, dinamikus, epikus témáival, az ének kiemelkedö szerepével, változatos játékával. Mintha az örjöngö, az élet szövetét marcangoló had pokoli pusztítása elöttünk zajlana, és az áradat elsodorna magával minden lelket. A letisztuló betétek éppúgy szerves részei a szerkezetnek, mint a kegyetlen riffelés. Hihetetlen erö tombol benne.


A Spellbreaker egy szintetizátor felvezetéssel indít, majd beindul itt is az erös témavezetés, és a kontúrok között némi heavy metal beütés is beindul, míg a kórusban kissé Therionos dolgok ugranak be az embernek. Egyedül ez a heavy-s feeling zavaró benne, én kihagytam volna ezt a klisés témát… viszont a szám nagy része igen korrektül van összerakva, minden értelemben.


Az Across Those Highlands hörgösebb énekre épít, és rendesen visszanyúl a black metal gyökereihez. Természetesen ez sem színtiszta black, mert jön az epikus betét, bár nem annyira a népi dallamokra építkezve. A nóta közepe táján átitatja újra a sötétség, és a vihar elötti csend és feszültség a levegöt, hogy azután pusztító ereje leromboljon mindent. Minden a helyén… takkra.


A Return To Black Hill a következö a sorban, és folytatja is a lemez eddigi hangulatát. Egy nagyon szomorú hangulattal indít a szintetizátor, ami azután átvált egy enyhén doom és epikus metál keverékké, ami eszméletlen jól szól, föleg itt ütközik ki a fentebb már említett Therion-os és Moonspell-es kórus hatás, és ez bizony csak hatás, semmi koppintás! A szólórészek progresszív színezetüek, az ének itt is változatos, bár föleg a himnikus vonalon mozog. Az alapok minimál témákból építkeznek, de ebben a számban így a jó.


Az Infested érdekes, kísérletezös bonyolultsággal ötvözödött ilyen haragos számmá, ugyanakkor mindenhol megtörik, de ezek a törések teszik különlegessé, és a különbözö stílusjegyek variációja egésszé teszi, befejezetté. Csak azt tudom mondani, hogy iszonyat jó, pedig a következö track, a Dunkelwald még technikásabb elemekkel átszött kreáció. Valami hihetetlen különlegesség teszi egyböl figyelemreméltóvá ezt a dalt, a szintetizátor olyan dalamokkal és szönyegekkel dolgozik, ami elvarázsol. Minden hangszeres teszi a dolgát, egyedisége kiütközik, meg kell mondanom, kellemesen csalódtam ebben a lemezben. Egy lemez, amin tartalom is van.
A Pagan Path ismét epikusabb vonalat követ, feszes, ötletes gitárjátékkal, változatossággal, tisztára olyan az egész, mint egy ösi hösköltemény. Kegyetlen jó hangulata van, a gitárszóló itt is átcsap egy kicsit progresszív feelingbe, de abszolút nem zavaró. A szintetizátor kiállás a rajta nyugvó énekkel csak még erösebbé teszi a kompozíciót.


A Kreuzweg kissé funeral beütése remekül van eltalálva, a szenvedés érzékeltetése komoran borul ránk. Fájdalom, mikor gyülölsz mindent, mikor kitépnéd a világot magadból… a szaggatott riffekböl való váltás, ami heroikusabb refrénbe, azután egy melankolikus témába zuhan át, felemelö. Mint egy súly, úgy nehezedik az egész emberre a hatása, ugyanakkor ez a súly segít a felszabadulásban is… kiváló.


Az Outro fejezi be a lemezt, egy búcsúzó szem körbetekintése a csendes csatamezötöl, a vér áztatta anyaföldtöl, a fájdalmas búcsúszíneivel. Mindenképp ajánlom ezt a lemezt a black metal kedvelöinek. Fura lesz itt-ott megérteni a logikáját, de egy kiemelkedö lemez hallgathat végig az „áldozat”.




„Iron Way“ CD
(Einheit) - FFM Rock Magazin September 2008


Andras sind Black Metal gewesen und haben bis 2000 drei recht anspruchsvolle Alben auf den Markt gebracht, erst 2005 erschien dann aber eine weitere Scheibe und nun das neue Werk der ostdeutschen Band.
Es hat sich vieles verändert, von der Stammformation ist nur noch Gitarrist Count Damien Nightsky dabei und auch der Stil hat sich doch ein wenig geändert.
Nach dem hymnenhaften Intro ballert Drummer Shardik voller Wucht los, die Riffs von Acardius und Count Damien sind extrem scharf und auch die derben Black Metal Vocals von Ecthelion erinnern da an alte Zeiten. Doch das ist eben nicht alles, denn "Miasma Track" bietet noch mehr, es kommen immer wieder bombastische Parts und cleaner Gesang zu Tage, der mit den Keys von Adversarius eine starke Einheit bildet. Man kann schon sagen, dass Andras sich mehr und mehr dem Pagan Metal verschrieben haben, das merkt man vor allem durch die hymnenhaften Songs wie "Spellbreaker" oder auch "Across The Highlands", es werden die schwermetallischen Wurzeln nie verleugnet, sondern der Mix macht es aus, der einen förmlich an Andras fesselt. Vor allem ist da "Infested" ein Beispiel, wo die Black Metal Raserei unbarmherzig auf uns prasselt.
Andras haben hier einen wahren Hammer am Start, der so was von abwechslungsreich ist, dass man einfach nicht mehr davon los kommt. Auch der Sound drückt ordentlich und das Album ist das Ergebnis harter und ehrlicher Arbeit einer Band, die ihren Kollegen die Messlatte relativ hoch gelegt haben.




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Ancient Spirit Magazine August 2008


Bereits das 2005er Album "...of old Wisdom" von ANDRAS konnte mich schon begeistern, aber nun haben die Sachsen mit "Iron Way" ihr wohl bis dato bestes Album und mitunter sogar eines der besten Pagan Black Metal Alben des Jahres veröffentlicht. Was soll ich noch groß sagen: Bereits beim Vorgänger wurde der neue Weg von Nightsky, Ecthelion und Co. deutlich. Vom schrammligen Black Metal der Frühtage ist man mittlerweile weit entfernt und bietet stattdessen melodisch, epischen Pagan Black Metal, der nicht selten an Konsorten wie BORKNAGAR, VINTERSORG (vor allem gesanglich!) oder ähnlichen Acts erinnert. Neben feinen und eingängigen Melodien wird aber auch eine gehörige Portion Aggression geboten, wobei die Vielseitigkeit sich auch im Gesang von Frontmann und Produzent (wirklich starker Job!!) Ecthelion wiederfindet, der neben fiesen Screams und derben Growls auch den klaren Gesang sehr gut beherrscht und dabei die Epik noch mehr unterstreicht. Als besondere Anspieltipps möchte ich euch hierbei unbedingt den starken Opener "Miasma", das herausragende "Spellbreaker", das über 7 minütige "Return to Black Hill" oder das sehr abwechslungsreiche "Pagan Path" ans Herz legen, wobei die übrigen Tracks nicht wirklich schlechter sind, sondern qualitativ das selbe hohe Level erreichen! Ich wiederhole mich nur ungern aber: ANDRAS haben mit "Iron Way" wohl eines der besten Pagan Metal Alben des Jahres veröffentlicht, das nur schwer getoppt werden kann.


SasH, 10,5/12 Punkte




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Pull the Chain Magazine August 2008


If you’re a lunatic of nowadays half Pagan / half melodic black metal, then you might want to shift your attention to the latest offering from German’s Andras. The band started way back in 1994 and already released four full-lengths before this «Iron Way». Several years ago (let’s say something around a decade) I vaguely remember hearing some tracks of Andras’ first demos and to be honest not being hugely impressed with it. The band then played raw and primitive black metal without any kind of originality. It struck me then as an unspectacular German first hour black metal which I had no real intention of investigating further. I thus didn’t know that the band was still alive and active in the German scene. I now have the new Andras offering in my cd player and against all my pre-listening fears, it sounds quite different from what I was waiting for. The band opts thus now for a more Pagan approach and diversifies its initial approach with more melodic facets (mainly highlighted by multiple keyboards lines). Andras still lack for my opinion of a strong identity but I have often heard worse albums. So don’t expect anything life changing here (some sections as the intro and outro are even quite cliché) but if you like meloblack with some folk / pagan surroundings, «Iron Way» may be something for you.


Patricia




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Monsters and Critics Juni 2008


Gitarrist Count Damien Nightsky und Trommler Lord Asmoday riefen Andras 1994 ins Leben. Nach Demo-Eigenproduktionen war es für die ostdeutschen Black-Metal-Veteranen an der Zeit, ihren ersten Longplayer (Die Rückkehr der dunklen Krieger) 1997 zu veröffentlichen. Dies ist jetzt bereits gute 10 Jahre her und ein „stehen bleiben“ kann man der Band wirklich nicht vorwerfen.


So richtig Bewegung kam in die Sache als Andras 2005 ihr viertes Album (..Of Old Wisdom) veröffentlichten, welches in seiner Art doch einen großen Unterschied zu den anderen Werken darstellt. Sänger Ecthelion bewies, zu was seine Sangeskünste fähig sind. Wahrlich variantenreich hieß das neue Motto und so wurde auch mit den Instrumenten zu einem neuen Schlag ausgeholt. So stellt der vierte Longplayer mit seinen Gesamteinflüssen schon ein besonderes Werk dar.


Am 27.06.08. ist es nun soweit, dass Andras ihr fünftes Werk „in die Runde werfen“ mit dem Albumtitel „Iron way“. Irgendwie sehr passend, da die Band doch ihren „eisernen Weg“ geht und auch immer gegangen ist.


Sehr ansprechend ist schon die Coverarbeit von Thomas Huth, die die Grundstimmung des Albums sehr gut herüber bringt. In dem Begleitheft finden sich alle Texte abgedruckt, welche in Englisch gefasst sind, außer dem Lied „Dunkelwald“, welches in deutscher Sprache zum Besten gegeben wird. Die Erzgebirgler haben in ihren Texten viele Sagen als Quellen benutzt, welche auch im Booklet erläutert werden. Hier wird schnell klar, welche Mühen in die Arbeit der Songtexte eingeflossen ist und dass Andras wissen, was sie tun und durchaus in der Lage sind so von sich weiter zu überzeugen.


Wie schon auf ihrem Vorgängeralbum wird hier weiter angesetzt wo aufgehört wurde. Geboten bekommen wir also ein Pagan Metal Album mit einem gewaltigen epischen „Touch“. Ecthelions Vocals sind weiter sehr variabel und so bekommen wir neben ruhigem, hellem Gesang auf der einen Seite, auf der anderen Seite auch deathmetal-mäßige Growls zu hören. Vergleiche zu Vintersorg sowie Borknagar sind hier sicher berechtigt.


Das neue Album ist mit purer Härte und Energie durchzogen, welche aber auch ruhigeren Passagen Platz macht, die hier keine Seltenheit sind. Auf folkore Instrumente wird bei Andras gänzlich verzichtet, aber dies wird durch Syntheziser-Einsätze wieder ausgeglichen, die gerade das Intro schon majestätisch erscheinen lässt. Das Album wird nicht herunter gepügelt: im Gegenteil! Melodien sind immer vorhanden und können hier vollstens überzeugen.


Neben fetten Gitarrenriffs gibt auch das Drum eine gerade Linie vor, die nie gebrochen wird und Langeweile aufkommen lässt. Durch die Tempowechsel sowie die variablen Vocals wird dieses Album weiter zu einem Werk, welches sicher dieses Jahr so leicht von anderen Schwarzmetallischen Bands nicht mehr getopt wird! Bleibt am Ende nur zu sagen, dass wir es hier mit einer klasse Veröffentlichung aus dem Hause Einheit-Produktionen zu tun haben.


Andre Friebel




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Streetcleaner Magazin September 2008 Ausgabe


Stolzierte man anno 1997 noch sehr ungelenk, lächerlich und unbeholfen durchs schwarze erzgebirgische Geäst umringt von möchtegernsatanischer Lyrik, die wohl zurecht damals sehr belächelt wurde, anstatt für Furcht zu sorgen, beschreiten die Sachsen seit ihrem letzten Album „Of Old Wisdom“ gänzlich andere, weitaus passendere Wege. Nun liegt mit dem eisernen Weg das mittlerweile fünfte Studioalbum vor, und meine anfängliche Skepsis verflog sehr schnell. Andras sind zurück und präsentieren 2008 (ohne zu übertreiben) das geilste und ausgereifteste Album ihrer Bandgeschichte. Hier bekommt man bombastischen, epischen Black Pagan Metal, wie er kaum besser sein könnte: Acht regelrechte Hymnen (plus In- und Outro), die ihresgleichen suchen und sich mit Sagen rund um Andras’ Heimat befassen, hinzu kommt, dass im Booklet zu jedem Song noch etwas in Deutsch als Hintergrundinfo mit beigefügt wurde. Bis auf „Dunkelwald“ sind alle Texte auf Englisch und nehmen dich mit auf eine Reise tief in die Ahnengeschichte und die Gedankenwelt von Andras. Das Intro öffnet das Tor zu einer dunklen, mystischen Welt und wurde perfekt für dieses Album ausgewählt: Schwarze, atmosphärische Raserei teilt sich mit dem saugeilen Klar-/Chorgesang von Ecthelion den Part, umhüllt von wirklich beeindruckenden Melodien, dazu gesellen sich im Anschluss tiefe Death Metal Growls, die hervorragend zur Tiefe der Songs beitragen. Begleitet von sehr klug eingesetzten Synthesizer-Klängen, die hier auf diesem Album zwar zuhauf vorkommen, aber wirklich zu keiner Sekunde störend bzw. nervend wirken. Ganz im Gegenteil unterstreichen sie die melodischen Aspekte, mit denen Songs wie „Miasma Track“ bzw. „Spellbreaker“ eine frostige Atmosphäre selbst in diesen Sommernächten heraufbeschwören können. Aber auch ihre schwarzen Wurzeln werden nicht vernachlässigt, kehren doch bei Songs wie „Across Those Highlands“ rasend schnelle Dauerfeuerkanonen mit genialen Riffs zurück, um erneut zu zeigen, dass der Sänger eine Vielfalt an Gesangsqualitäten besitzt, die schon meisterlich anmuten. Bei „Infested“ müssen sich selbst Dark Funeral Fans eingestehen, dass Andras es nicht verlernt haben, ein richtiges Brett zu fahren, was an schwarzem Gekeife und supercoolen Soli nur schwer zu überbieten ist. Der chorartige klare Gesang macht etwa die Hälfte des Albums aus und versetzt „Iron Way“ in eine regelrechte mystische Soundlandschaft, die von aberwitzigen Tempowechseln immer zum richtigen Zeitpunkt durchtrennt wird, um im nächsten Augenblick mit atemberaubendem Keyboardspiel aufzutrumpfen, wie es selbst Dimmu Borgir bzw. Cradle of Filth nicht besser hinbekommen hätten. Fazit: Mit diesem Album haben sich Andras selbst ein Denkmal gesetzt, und auch in Sachen Label bin ich sehr froh, dass man nun endlich von Perverted Taste Abstand genommen hat. Ich bin wirklich schwer beeindruckt und wünsche den Sachsenkriegern viel Erfolg mit diesem Album, welcher sich zweifelsohne einstellen wird. (rayk)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Masters Magazin Juli 2008


Epischer Pagan Metal kommt recht häufig aus dem Osten Deutschlands. SO auch die bereits seit 1994 aktive Band Andras, deren neue Scheibe Iron Way am 27. Juni in die Läden kommt.


Der Sommer 2008 lässt sich ja ganz gut an. Gemütlich sitze ich in meinem Garten und höre mir die neue CD Iron Way der neufünfländer Schwarzmetaller Andras an, die just in diesem Sommer erscheint. Trotz der angemehmen 30 Grad im Schatten habe ich Gänsehaut, und das liegt bestimmt nicht an dem kühlen Bier in meiner Hand. Viel mehr ist es das erhabene Intro dafür verantwortlich. Und nicht nur das, die Scheibe besteht eigentlich nur aus Stücken, die unter die Haut gehen. Gepflegtes Gitarrenstakkato wie zum Beispiel bei dem Song Spellbreaker mit hämmernden Schlagzeug hinterlegt und dem teils klaren, teils keifenden Gesang des Frontman Ectelion generieren ein überzeugendes musikalisches Kunstwerk. Erfreulich ist, das die Klargesangspassagen überwiegen. Bei Stücken wie Dunkelwald wird die Musik auch mal richtig heftig und aggressiv. Gelegentlich sorgt ein atmosphärisches Keyboard für Stimmung, tragendes Instrument bleibt aber die Gitarre, was ich persönlich überaus begrüße.
Iron Way stellt ein grundsolides Stück Paganmetal dar, das mit viel Authentizität erstellt wurde. 14 Jahre Erfahrung hinterlassen einfach ihre Spuren.


Anspieltips:
Spellbreaker
Pagan Path


Textzitat:
Crush the church and hang the goatfucking Priests


9/10 Punkte




„Iron Way“ CD
(Einheit) - osnametal.de Juli 2008


Schön melodisch und doch halsbrecherisch schnell, so mag ich es und so soll es sein. Schon alleine das Intro zum neuen Album der Pagan Jünger von Andras hat was Majestätisches.


In guter alter Dimmu Borgir Manier wird hier Epos pur betrieben. Aber spätestens mit dem ersten richtigen Stück ist Schluss mit symphonischen Teppichen. Hier wird geprügelt, was das Zeug hält, dazu noch in verschiedenen Varianten gesungen, gekrächst oder gegrowlt. Vor allem einige cleane Passagen erinnern mich an Falkenbach. Die Gitarrenarbeit deutet – nicht zuletzt durch das Tempo, welches bereits im ersten Stück ordentlich hoch ist – hier und da immer mal wieder Richtung Wintersun, ohne jedoch plakativ abzuklatschen, sondern vielmehr die Riffs in die Gesamtatmosphäre zu integrieren.


Abwechslung wird auf dieser CD groß geschrieben. Sowohl im Kompositorische, wie auch im Tempo und im Härtegrad wird gut variiert und CD-dienlich arangiert. Da muss man den Erzgebirglern ein großes Lob aussprechen, für das, was sie auf ihrem fünften Studioalbum geschaffen haben. Vor allem das hymnische und zugleich mit sieben Minuten längste Stück der CD „Return to black hill“ ist eine wahre Freude an Einfallsreichtum. Da wird in mehrstimmigen chorähnlichen Passagen geschmettert, harmonisch genial!


Fazit: Wirklich ein Hingucker dieses Album. Und das in jeder Hinsicht, sowohl musikalisch, wie auch optisch. Pflichtkauf für Genrefans.


Score: 4,5 von 5.




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Noizz Webzine July 2008


Atención al nuevo trabajo titulado “Iron Way” de esta banda germana llamada ANDRAS, que se edita a través del sello Einheit Produktionen. Una auténtica maravilla repleta de Black Metal con melodías épicas y paganas que te transporta directamente a vastos paisajes oscuros de los que no podrás escapar con facilidad. La determinación es una de las cualidades que ha demostrado este grupo a lo largo del tiempo y de esta manera siguen el camino trazado con su anterior trabajo “...Of Old Wisdom”.


Una breve introducción instrumental ya nos avanza el contenido épico de los temas que vamos a escuchar a lo largo del disco. Un gran comienzo que se desborda con el siguiente tema titulado “Miasma Track” en el que la velocidad y la agresividad propias del Black Metal se funden magistralmente con las melodías y atmósferas épicas. En la parte vocal también destacan las combinaciones entre cantos con voces limpias y solemnes con otros registros más brutales y desgarrados. Otro temazo épico donde los haya a la par que brutal es “Across Those Highlands” en el que vuelven a demostrar que la brutalidad no está reñida con las melodías envolventes de las que hacen gala. Pero no todo es velocidad en este trabajo, también han dejado espacio para soberbias composiciones épicas de medio tiempo y voces limpias como por ejemplo “Return To Black Hill”, uno de los momentos más majestuosos del disco. En la otra cara de la moneda tenemos temas como “Infested” donde dan rienda suelta a un Black Metal salvaje y primitivo. Temas poderosos como “Pagan Path”, atmósferas mágicas como las de “Dunkelwald” o la majestuosidad sinfónica de “Kreuzweg” dan una muestra de la gran capacidad de ANDRAS para combinar diferentes influencias y hacerlas suyas. Sin duda estos músicos saben lo que se hacen ya que las composiciones desbordan calidad por todos los lados, además el sonido esta bastante logrado siendo que no se trata de una superproducción.


Un gran trabajo de principio a fin que consigue transportarte a otro mundo gracias a las atmósferas tan profundas que saben recrear. Diez temas que gustarán especialmente a los seguidores del Pagan Black Metal e incluso del Black Metal sinfónico. La presentación además está bastante bien trabajada, con una buena ilustración en la portada y un completo libreto interior repleto de oscuros paisajes invernales. Muy recomendable.

8,5 / 10 Points




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Sound Magazin July 2008


There passed a decade since last time I’ve heard some songs from Andras. Obviously they have changed so much so I couldn’t even recognize the band. Iron Way is their 6th issue and surly is the best one. It’s actually hard to compare their last two works with previous albums. Never the less, new material has opened the gates to totally different sound. The album starts with one bombastic and epic-like intro. This is nice introduction to whole work. The way of composing is complex and somehow connected in one wholeness. Andras is not so folk oriented, as one might expect, their music is much more into black metal with lots of epic and monumental soundscapes. Even some parts remain me on Scandinavian scene. The production is really powerful and it was indeed important because it has given intense and even bombastic-like feeling to the music. Although that keyboard is sometimes in front line, it seems that guitars are playing the main role with amazing riffs. Well, surly the vocals are the most prominent part of the music. Most of the scribers have agreed that vocals are sounding very Vintersorg-like. Of course, there are also BM kinds of voices, but both kinds of vocals were used equally. Songs are quite different. Some of them are slower and some faster. Even parts are sometimes very different because there are few ambient moments on the album Iron Way. For example 9th track entitled Kreuzweg has doom elements and slow parts, but composition Infested is a faster one. But the highlight in my opinion is actually the 5th track Return to Black Hill. This song has such a great atmosphere and its strength lies in a beautiful chanting and strong background keyboards. Maybe the band should focus more themselves into this sort of composing because return to Black Hill sounds in fact very refreshing. Also, cover and booklet layout is fantastical done and it’s deeply connected with the atmosphere of the music. Lyrics were written in English but you have a short explanation in German which you can find in the angle of the booklet’s pages. So, Andras have created one great piece of work with lots of the spirit. The music has quality and strong epical touch so it is maybe the best issue that has come so far from Einheit Production. Enjoy and take a trip Across Those Highland!


Marko Miranovic (8)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Blood Chamber Magazin Juli 2008


Nach ihrer Neuorientierung von Black Metal hin zu epischem Pagan Metal mit dem Album „…. Of Old Wisdom“ kehren ANDRAS nun mit „Iron Way“ zurück. Die Band scheint in gewisser Weise erneut in sich gegangen zu sein. Der Vorgänger wies noch mehr Death Metal-Anleihen (tiefere Riffs und Growls), baute sehr oft auf Keyboardmelodien und war in Sachen Gesang etwas anders geartet – all dies stand „… Of Old Wisdom“ nicht unbedingt hervorragend zu Gesicht, auch, weil das Ganze in Teilen nicht ausgereift klang.


Nun, drei Jahre später, haben sich ANDRAS ein wenig gewandelt: „Iron Way“ ist schwärzer und stürmischer ausgefallen. Schweifte man bisher manchmal noch ins harmlose Gedudel ab, überzeugt dieses Album nun mit besseren Melodien. Das Keyboard dient eher der Untermalung, der Gitarre wurde mehr Gewicht eingeräumt. Diese beschränkt sich im Übrigen nicht mehr so sehr auf epische, Viking- und Pagan-Riffs, sondern greift des Öfteren auf Black Metal-Läufe zurück. Unter anderem dadurch gewinnen ANDRAS etwas an Weitläufigkeit und Atmosphäre.
Gesanglich bewegt sich das Ganze zwischen einigen schwarzen Schreien und etwas melodischerer, rauer Viking-/Pagan-Metal-Stimme. Letztere bedarf zwar weiterer Reifung, befindet sich mittlerweile aber schon auf einem besseren Niveau als bisher.


Ein weiterer Aspekt des Albums im Vergleich zum Vorgänger ist die Abwechslung sowohl innerhalb als auch zwischen den Titeln. „… Of Old Wisdom“ bewegte sich die meiste Zeit in einem ähnlichen Rahmen und ließ Ausbrüche jedweder Art weitgehend außen vor.
So variiert unter anderem „Across Those Highlands“ zwischen hymnisch und bedrohlich. Vergleicht man wiederum einzelne Stücke miteinander, kann man mitunter die Variation vom epischen, getragenen, sehr Viking Metal-lastigen „Return to Black Hill“ zur fiesen, kräftigen Black Metal-Einlage „Infested“ festhalten.
Interessante Einflüsse, wie die dunklen, Trompetenartigen Synthieklänge und das auffallend leadgitarrenlastige Spiel bei „Dunkelwald“ machen ANDRAS’ Musik ebenfalls prägnanter und lebendiger. Dazu trägt auch ein schleppendes Stück wie der Abschluss „Kreuzweg“ seinen Teil bei.


„Iron Way“ ist somit ein atmosphärisches Album einer Band geworden, die zunehmends an Klasse und Gesicht gewinnt.


7,5/10 Punkte




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Rock Hard Magazin Juli 2008


Die alten Recken von ANDRAS geben sich wieder mal die Ehre und haben in „Iron Way“ ihre ganze Routine und Erfahrung einfließen lassen, um daraus ein vor eingängigen Melodiebögen nur so strotzendes Pagan/Black-Metal-Album zu machen. Atmosphärische Keyboardwände und starke klare Vocals wie in ´Return To Black Hill´ werden auch Fans überzeugen, die bislang einen großen Bogen um die Band gemacht haben. Ur-Black-Metallern hingegen wird die Scheibe trotz härterer Stücke wie ´Infested´ insgesamt zu kommerziell geraten sein.
Insgesamt die beste Platte der Ostdeutschen bislang.


Bruder Cle

7,5/10 Punkte




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Taste of Black Magazin Juli 2008


Ich hatte Andras bisher eigentlich immer als höchst mittelmässige Pagan Black Metal-Formation in Erinnerung gehabt. Mit dem neuen Werk "Iron Way" stellt das ostdeutsche Quartett dieses Bild allerdings gehörig auf den Kopf, denn etwas derart Starkes aus dieser Sparte ist mir schon lange nicht mehr zu Ohren gekommen. Bombastische Melodien, oftmals schwermütig bis erhaben, grandioser, emotionaler, tiefer Klargesang von heroischer Tiefe (wie im epischen "Miasma Track", bei dem sich schlagartig alle Haare aufstellen, dem nicht minder genialen "Spellbreaker" oder auch im schwermütigen, ergreifenden "Return To Black Hill"), stimmgewaltiges Gekeife, griffige Arrangements, ein bestechendes Flair für edle Hymnen mit besinnlichen Momenten abseits von kitschiger Pseudoheidenromantik, geile Läufe auf dem Schlagzeug, hasserfüllte schwarzmetallische Eruptionen (wie das kurze "Infested" oder das eher melodische "Dunkelwald"), ein kompositorischer roter Faden, der dem Hörer das Album wie aus einem Guss erscheinen lässt, unaufdringliche, aber Ausrufezeichen setzende Synths und nicht zuletzt eine transparente, dennoch rohe, urgewaltige Produktion, die das emotionale Schaffen der vier Mannen perfekt transportiert. Hier wurden echte Schlachthymnen vertont, in denen sowohl Leidenschaft als auch Nachdenklichkeit spürbar ist, und der Hauch des Alten ist durch alle acht überdurchschnittlich starken Kompositionen spürbar. Fesselnd, kampflustig, hingebungsvoll, dramatisch. Ausserdem haben sich Andras als Musiker hörbar weiterentwickelt, sowohl was die Formel des Songschreibens als auch die Virtuosität an den Instrumenten selbst anbelangt. So hat authentischer Pagan Black Metal zu klingen. Ich bin begeistert!


9/ 10 Punkte




„Iron Way“ CD
(Einheit) - bleeding4metal.de Juli 2008


Die Erzgebirgler von ANDRAS sind eine der ältesten dunkelmetallischen Bands hierzulande, die von Beginn an kräftig das Personalkarussel drehten. Auch nach der Veröffentlichung ihrer letzten Scheibe im Jahre 2005 wurden die Karten neu gemischt. Doch nun - nach drei Jahren des Wartens ist es soweit, dass die Jungs stolz ihr neuestes Werk "Iron Way" präsentieren können.


Beginnend mit dem (fast obligatorischen) pathetischen 'Intro' liefert die Scheibe in der nächsten dreiviertel Stunde mit z.B. 'Spellbreaker' oder 'Return To Black Hill' wuchtigen Epic Pagan Metal, der zwischen Schnelligkeit und langsameren Passagen variiert. Untermalt werden werden die Songs durch einen recht präsenten Keyboardsound, der zwar einerseits das Epische betont, manchmal jedoch etwas unnatürlich und blechern klingt. Trotzdem tut dies dem äußerst positiven Gesamteindruck keinen Abbruch. Besonders die Stimme von Ecthelion, die mal grunzend mal klar eingesetzt wird, ist hervorzuheben. Gerade die cleanen Parts wirken sehr hymnisch und bringen weiteren Pathos in die Stücke.


Trotz aller Epik zeigen ANDRAS, dass sie auch schneller können. So knüpft bsp.weise das kurze und knackige 'Infested' an alte, rein blackmetallische, Zeiten an. Und auch 'Dunkelwald' fiel ein weniger rauer und heftiger aus. Mein persönlicher Favorit ist jedoch eindeutig 'Pagan Death'.
Mit "Iron Way" haben ANDRAS eine wirklich schöne Arbeit abgeliefert. Die Lieder sind durchweg gleichbleibend gut und abwechslungsreich gestaltet. Den Silberling kann bzw. sollte man sich öfter anhören.


Gesamtwertung: 8.0/10.00 Punkte

Kruemel 11.07.2008




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Earth Magazin Juli 2008


Andras ist einer von den 72 Dämonen, die von König Salomon beschworen wurde, um in einem bronzenen Gefäß gefangen zu werden. Laut der Ars Goetia befehligt Andras 30 Legionen dämonischer Wesenheiten. Er ist ein höllischer Großfürst, Marquis und steht stellvertredend für die Unausgeglichenheit, den Streit und die Disharmonie. Er soll seinem Gefolge das Töten lehren.
Gut zu wissen. Da weiß man wenigstens mit wem man es zu tun hat, wenn man die CD „Iron Way“ von eben Andras im Player hat.


Mit dem fünften Output zeigt die mit dienstälteste Pagan-Metal-Kapelle Deutschlands, wie der Hase läuft. Eindrucksvoll setzt man sein Können in Szene und zeigt, dass man den Wechsel vom Black zum Pagan Metal nicht umsonst gemacht hat.
Den Hörer erwarten von Sekunde eins und dem Intro namens „Intro“ - wie kreativ – an eine Soundwand, die es erst einmal zu erklimmen gilt. Man wechselt sehr häufig zwischen Geknüppel mit Gekeife und epischen Passagen, womit wir schon beim Manko dieser Platte wären. Eben diese nicht vorhandene Gradlinigkeit kostet die Jungs die Punkte.
Wenn man sich jedoch die epischen Songs zu gemüte führt, will man gar nicht aufhören diese zu hören. Ganz vorne mit dabei ist „Return to the Black Hill“, was an Gänsehautelemente nicht mehr zu überbieten ist.
Der Sound ist dieses Albums würdig und untermauert noch einmal den Status dieser Platte. Daran gibt es nichts mehr zu meckern.


Unterm Strich kann man also folgendes festhalten: Atmosphärisches Gesamtwerk mit ordentlich Dampf, dem es stellenweise allerdings etwas an Gradlinigkeit mangelt.
Wenn man den Knüppelteil nun gänzlich zuckfährt oder auf einen kleinen Teil reduziert, so würde ich direkt mal neun Punkte geben, so bleiben aber doch sehr gute sieben Punkte, die fast zu acht geworden wären.
Wer also auf Atmosphäre steht und geniale epische Songs wie „Return to the Black Hill“ mag, wird einen Großteil dieses Albums lieben.


Autor: Dominic Türk

Punkte: (7/10)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Powermetal.de Magazin Juli 2008


Die einstigen Schwarzmetaller aus dem Erzgebirge veröffentlichten die ursprüngliche Troika ihrer Diskographie auf dem berüchtigten Label Last Episode und stürzten nach dessen Dahinscheiden im Jahre 2000 zurück in eine zweite Demophase, aus welcher sie schließlich anno 2005 Perverted Taste heraus holte, einher gehend mit einer stilistischen Umorientierung hin zu epischeren Klängen mit heidnischen und sonstigen historischen Bezügen, zaghaften Soundtrack-Elementen und fein dosiertem, unaufdringlichem Keyboard-Bombast, was nun natürlich eine Plattenfirma auf den Plan rief, welche für derartige Töne prädestiert ist und diese auch entsprechend zu vermarkten weiß.


So denke ich, dass ANDRAS bei Einheit Produktionen durchaus gut aufgehoben sein sollten, und das Letztere sich auch entsprechend für ihre neuen Schützlinge ins Zeug legen werden. Aufwändig und hingebungsvoll gestaltete Booklets und gute Produktionen sind hier Ehrensache und so erstrahlt der ANDRAS-Fünftling "Iron Way" auch in voller Pracht. Vom schönen Artwork, über die Photos des verschneiten Erzgebirges im Inneren des Booklets, bis hin zu den ausführlichen Linernotes zu jedem Stück, werden die Fans rundum voll bedient.


Das spiegelt sich auch im Wichtigsten - der Musik nämlich - wieder, und dankenswerter Weise auch im starken, wenn auch sehr eigenwilligen Gesang von Steffen Thümmel (Ecthelion), der seit 2001 in den Reihen der Band steht. Nach einem genretypischen Intro bricht das erzgebirgische Pestepos 'Miasma Track' schnell und hart los, geziert von weitgehend tiefem, klaren Gesang, und diversen heftigen schwarzmetallischen Ausbrüchen, beginnend im Mittelstück. Das mächtige 'Spellbreaker' setzt dem mit seinen tollen Stimmungswechseln gar noch eins drauf und 'Across Those Highlands' demonstriert auf großartige Weise, warum ein Großteil der Konkurrenz eben weder episch noch wirklich Metal ist. Dieses Stück hat alles, was ein guter Pagan-Metal-Track haben muss und im Übrigen etwa 70% der Humppa-Kumpanen und Schunkel-Kapellen abgeht. Was etwas aus der Reihe fällt, ist der ziemlich unepische, knochentrockene und sehr kurze, aber dabei auch richtig gute Death-Metal-Track 'Infested'. Der kann jedoch gut auch als Intro zum finstren Inferno 'Dunkelwald' gesehen werden.


Nachdem ich in den letzten Monaten und Jahren von einem Großteil des Outputs der Pagan-Welle doch recht ernüchtert und gelangweilt war, muss ich ANDRAS attestieren, dass sie es für sich endgültig geschafft haben, die doch eher dröge Vergangenheit hinter sich zu lassen und mit einer Scheibe wie "Iron Way" der in hohem Maße selbstgefällig und vorhersehbar gewordenen Heidenmetallerszene einen kräftigen Tritt ins Gesäß zu verpassen. Hier wird nämlich endlich mal nicht bis zum Erbrechen gefolkgedudelt, hier werden nicht die Keyboard-Flöten und Tasten-Schalmeien bis zum Anschlag aufgedreht und hier wird nicht gehüpft und geschunkelt bis man im Suff über die eigenen Beine stolpert. Die neue ANDRAS ist dunkel und hart, und doch ergreifend und würdig. Einzig etwas mehr kompositorische Eingängigkeit hätte hier und da noch gut getan. Dennoch eine fraglos tolle Scheibe, die den Dudelheinis des Genres endlich mal zeigt, was eine Harke ist. Weiter so!


Anspieltipps: Spellbreaker, Across Those Highlands, Dunkelwald




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Totentanz Magazin Juli 2008


Die finsteren Metaller aus dem Erzgebierge habe ich wesentlich Black Metal lastiger in Erinnerung. Da hat man sich wohl in den letzten Jahren etwas mehr in Pagan/Folk Gefilde orientiert. Auch gut – steht Andras jedenfalls. Die Songs bewegen sich irgendwo in der Vintersorg / Borknagar Schnittmenge und kommen sehr authentisch, sehr real rüber. Auf Akkordeon Parts hat man zum Glück verzichtet und überlässt jenes Feld lieber finnischen Kollegen wie Finntroll. Die Ostdeutschen haben sich trotz des Clean/Growl Wechselgesanges und den folkloristischen Anteilen trotzdem noch ihre schwarzmetallische Garstigkeit alter Tage beibehalten und überzeugen mit gut arrangierten Songs und bestens recherchierten Lyrics (im Booklet gibt es kleine Infos zu den verschiedenen Sagen die das Grundgerüst der textlichen Inhalte stellen). Auch die optische Gestaltung von „Iron Way“ ist fein und somit kann man der seit 1994 agierenden Truppe ein sehr ordentliches Genre Album attestieren. Hörbeispiele: „Dunkelwald“ und „Pagan Path“.




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Crypt Magazin July 2008


It was with great pleasure that I received this promo from German label Einheit Produktionen. It was with even greater pleasure that I discovered a new (to my ears) talented act called Andras. Right from the first look at this awesome cover art, I knew this music would be right down my alley. I was not disappointed at all by what I heard.


Needless to say, Iron Way has been spinning in my player quite a few times, with renewed joys. These guys are no newcomers since they are one of the oldest Black Metal hordes from East Germany. Better late than never for me to discover them! Iron Way is what I would call a very melodic and epic symphonic Pagan Metal opus. On this album, fast/furious Black Metal anthems share the musical structure with orchestral and epic hymns. Variations in tempos and emotional levels are no stranger to these talented musicians. In the same composition, one can often hear fast paces with double basses, rasps/growls, clean vocals and leads, then some atmospheric keyboards and moderate paces. Other compositions are more of the moderate type, and they get my vote for being my overall favorite. They are: "Return to Black Hill" and " Kreuzweg". On the faster side, my favorite furious Black metal song is track #4, "Across These Highlights". Once again, this one also includes nice atmospheric keyboard parts. "Intro" and "Outro" are just two excellent short instrumentals, worth mentioning as well. The clean vocals have a bit of a Vintersorg style, but without the annoying ear-piercing tone. As for the blast beats/double basses, they don't bother me as much as they normally would. Maybe this is due to the variation in their songwriting and the good production work as well as the fact that they don't have a mechanical sound.


If you enjoy intelligent songwriting and melodic epic Black Metal, then go for Iron Way.


4,25/5 POINTS




„Iron Way“ CD
(Einheit) - The Pit Magazin Juli 2008


Andras scheinen ja immer für eine Überraschung wert. Zwischen Mitte der 90er und dem Jahre 2000 spielt man sich durch die Platten, hat Höhen und Tiefen und scheint dann … komplett zu verschwinden.


Erst 2005 wird die breite Öffentlichkeit wieder auf ein Andras-Werk aufmerksam gemacht und siehe da, aus der einst harschen Black Metal-Kapelle wurde eine Pagan Metal-Band , die sich sehen lassen kann.


Ende Juni dieses Jahres erscheint nun der „…Of Old Wisdom“-Nachfolger „Iron Way“. Mit Einheit Produktionen als neues Label im Rücken geht man den eingeschlagenen Weg konsequent weiter und weiß zu überzeugen.


Gepaart wird dieses Mal der schon erwähnte Pagan Metal mit epischen Elementen und natürlich auch einem herzhaften Schuss traditionellem Black Metal. Die Erzgebirgler schaffen es gekonnt , Tempowechsel und Breaks so zu platzieren , dass das Soundgewand , das einem durch die Boxen entgegenschallt , sich zu einem wahren Leckerbissen zusammenführt. Durch die mal schnell und roh , mal getragenen, epischen Songs, wirkt „Iron Way“ zu keiner Minute langweilig. Besonders hervorzuheben ist die Stimme von Sänger und Bassist Ecthelion. Egal ob tiefe Growls, kreischender Black Metal-Gesang oder nahezu hymnischer cleaner Gesang … man scheint tatsächlich alles abzudecken. Auch wenn der Herr Vintersorg an der einen oder anderen Ecke mal drohend den Finger hebt.


Musikalisch hervorzuheben ist besonders das episch, fast schon balladeske „Return To Black Hill“ das durch seine getragenen Vocals und das dennoch harte Riffing besticht.


Das von Thomas Huth gezeichnete Cover (mit einem etwas gealterten Andras-Krieger) und das perfekt gestaltete Booklet, mit sämtlichen Texten und kleinen Anmerkungen zu den einzelnen Songs, tun ihr Übriges , um „Iron Way“ zu einem Album allererster Güte zu machen.


8,5/10 Punkte


Anspieltipps: Retrun To Black Hill, Pagan Path, Infested




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metalnews.de Juli 2008


Mit einem Gründungsjahr von 1994 gehören die sächsischen ANDRAS gewiss zu den altgedienten Bands ihres Genres. Und das nicht nur in Deutschland. Nach dem leichten Stilbruch, weg vom klassischen Black Metal, hin zum eher heidnischen Melodic Pagan Metal, stachen ANDRAS in so manches Herz – so auch vor ein paar Jahren in meines. Zwar ging es auch in der Vergangenheit schon um Ahnenschwerter und Krieger, aber die Musik hat eben mit Black Metal nur noch bedingt zu tun. Ob man das Ganze nun als Aufspringen auf einen viel versprechenden Zug, das Ausleben einer längst vollkommen ausgeschlachteten Modeerscheinung oder doch als authentische und eher zufällige Umorientierung bewertet: selig sind die Zeiten von „Die Rückkehr der dunklen Krieger“ oder „Quest Of Deliverance“.


Aber sei’s drum, denn Vergangenes soll Vergangenes bleiben. Hier und heute geht es jedenfalls um das neueste Machwerk der Schneeberger, „Iron Way“. All jenen, die die Einleitung etwas falsch verstanden haben, will ich sagen, dass dies keineswegs ein Verriss sein soll, nein, denn was ANDRAS hier abliefern ist durchaus ein relativ erwachsenes und eigenständiges Album mit allem, was man auf diesem Sektor eben so mitbringen sollte: rockige, beinahe ENSLAVED’sche Passagen [„Dunkelwald“], knüppelnde Black Beats in bestem Gewandt des Schwarzmetalls [„Across Those Highlands“] und getragene, epische Träumereien, die uns Songs wie „Return To Black Hill“ oder den beinahe schon doomigen „Kreuzweg“ daniederlegen.


Ich möchte an dieser Stelle, bei allem Respekt und Lob, allerdings auch eine gute Freundin zitieren, die da einst sagte: „Kennst du das auch? Stimme essen Musik auf?“ Hier möchte ich leider antworten: JA, denn ANDRAS wiegen sich zwar mit den gehabten Screams und Growls wie eh und je in Sicherheit, nerven allerdings nur allzu oft mit beinahe texanisch-englischem Cleangesang, bei dem man oft genug den Eindruck hat, man habe sich einen Tischtennisball ins heidnische Mundwerk gestopft. Epische Hymnen hin oder her, die Dosierung macht’s halt und weniger kann auch hier oft mehr sein.


Fazit: ANDRAS beschreiten ein weiteres Mal den melodischen Pfad auf ihrem langen Weg der Bandgeschichte und schwören dem klassischen Black Metal weiterhin ab. Nichtsdestotrotz zeigt sich das Quintett auch nach 14 Jahren immer noch ideenreich und ausgefeilt, wenn auch gesanglich und atmosphärisch eher ohne nennenswerte Abwechslung. Am Ende steht mit „Iron Way“ ein Album, von dem man sich gern den ein oder anderen Song runterpickt, das allerdings in voller Länge nicht immer das Durchhaltevermögen bekommt, was es sich vielleicht gewünscht hätte.


5/7 Punkte (Andreas)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Mioedwitnir Magazin Juli 2008


Der Albumtitel "Iron Way" offenbart bereits, dass dem Hörer hier epischer und teilweise melodischer Metal geboten wird. Also folgt, was dementsprechend zu folgen hat: ein Intro.
Ein Sprecher erzählt vom einen Wald und wird dabei vohn nahezu majestätischen Klängen begleitet. Auf jeden Fall passend zum Ersteindruck...


"Miasma Track" ist nun der erste "richtige" Titel und kann sofort mit dem tollen klaren Gesang punkten, welchem stehts eine gewisse Tragik anhaftet. Später setzt dann auch Gekeife ein, dass ein bisschen an das neue Output von "Dekadent" erinnert. Inhaltlich geh es hier um eine Sage, die zu Zeiten der Pest spielt.


Es folgt "Spellbreaker", welches von der Erkenntnis der Falschheit des Christentums erzählt. Diese endet schlussendlich mit dem Entschluss, den Missionsdrang gewaltsam zu bekämpfen. Gesanglich top umgesetzt, besonders die ersten Strophen können mich überzeugen.


Mit "Across those Highlands" geht es direkt ein wenig härter weiter. Hier geht es um die eigene Heimatverbundenheit, an die der Titel auch gewidmet ist. Das gleiche Thema wird erneut mit dem folgenden "Return To Black Hill" aufgegriffen, wenngleich dieser Titel doch weitaus melodischer und hymnenhaft ist.


Das nur knapp 2 Minuten kurze "Infested" erzählt von einem Werwolf, der des nachts sein Unwesen treibt. Kurz und kompromisslos, mit einem einprägsamen Einwortrefrain - ein stimmungsvoller Einwurf.


Das einzige Lied von "Iron Way" ist "Dunkelwald", welches die Eindrücke eines Missionars über die rauen Wälder beschreibt. Dieser sieht sich sämtlicher Naturgewalt ausgeliefert, die Geräusche verängstigen ihn, weshalb er sich zur Flucht entschließt. In diesem Titel findet der Klargesang keine Verwendung, unkontrollierte Natur und Geistererscheinungen lassen sich eben auch besser etwas mit Gekeife umsetzen.


" Pagan Path" kann man als eine Art Kampflied einer heidnischen Kriegergruppe verstehen, die sich aufmacht um das Treiben der christlichen Missionare in ihren Wäldern zu beenden. Hierbei wird vor allem die Landschaft beschrieben, welche von den Kämpfern taktisch genutzt wird und schon fast einen Verbündeten darstellt.


Trotz des deutschen Titels hat auch "Kreuzweg" einen englischen Text. Ein langsamerer, regelrecht schleppender Titel, was sich sehr gut mit dem Inhalt vereinbaren lässt. Dieser titelgebende Weg ist laut einer Sage das Ende vieler Reisender, die das Gebirge passieren wollen - der Mensch muss sich hier der Natur ergeben, die ihm seine letzten Kräfte nimmt, was der teilweise stockende Gesang sehr gut verdeutlicht.
Die musikalische Umsetzung des dargebotenen Materials ist hier tadellos.


Der Rahmen schließt sich nun mit dem Outro. Abermals gibt es majestätische Klänge zu hören, diesmal fehlt aber jeglicher Text.


Gelungen ist auch das Cover, welches in Schwarz-Weiß gehalten ist und somit nahezu perfekt zur Musik passt.


Obwohl "Iron Way" musikalisch zwischen melodischen Klängen und regelrechten Gewaltausbrüchen schwankt, ist es inhaltlich vor allem
eines: rau. Viele heidnische Gruppen stellen oftmals die Schönheit der Natur heraus, das ist hier anders - denn "Iron Way" zeigt vor allem die Dunkelheit und Bedrohlichtkeit, wie diese Natur auf "Außenstehende" wirkt.


Auf "Iron Way" gibt es kaum einen Track, der besonders hervorstechen würde, vielmehr sind alle Titel vom besonderes "Andras-Stil" unverkennbar gekennzeichnet, der die Lieder zwar ähnlich klingen lässt, ihnen jedoch nicht die Abwechlung nimmt.


Einen Kritikpunkt sehe ich allerdings trotzdem: der Großteil der Texte (bis auf das Intro und Dunkelwald) sind auf Englisch gehalten. Dies mag ein Teil des Bandkonzepts sein, trotzdem finde ich das gerade bei einer "heidnischen" Band immer etwas schade, wenn man sich gegen die eigene Muttersprache entschließt. Insgesamt kann das den Gesamteindruck eines potenziellen Überraschungshits allerdings nicht wirklich trüben.




„Iron Way“ CD
(Einheit) - The Pagan Herald Magazin issue # 3 - September 2008


Unfortunately, surprises have become rare these days when it comes to Pagan Metal but, honestly, I was more than surprised when I received the new album by German Andras, now signed to Einheit Produktionen. I can still remember when I browsed the Last Episode mailorder catalogue many, many years ago and first came across Andras. At that time their music was the plain old East-German-Keyboard-Black Metal with somehow strange vocals. But those days are definitely over. With their latest release „Iron Way“ this four-piece has managed to give their music a new and much more fitting coating. I don't really know how to label or to describe their music but I think that doesn't really matter. Andras have kept the keyboards a characteristic part of their music, though most of the time only to add another atmospheric quality to the creations, i.e. no happy folk tunes nor any keys like used by Falkenbach. So, the guitar is still the most dominant element. Probably the most striking feature is the use of clean male vocals which provide some very intense melodies that add something sublime to Andras' music. Nevertheless, there is still enough room for harsh screams as well and it is this mixture of both clean and harsh vocals that keeps the songs interesting and vivid. The compositions themselves are rather simple and easy to follow but this is in no way a negative point! On the contrary, this sort of plain and straight-forward way of composition is done very skillfully as there is still enough to discover in the songs, what with the change of vocals and the role of the keyboard in the less dominant background. The lyrics seem to be based on tales and legends from the home area of Andras. All the lyrics have a couple of lines that introduce the legend or tale on which the song is based – well done, guys!


All in all, even if you have never enjoyed their previous outputs, give „Iron Way“ a try, maybe you'll be as surprised as I was! (Heimdall)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - U-Zine Magazin July 2008


Nouvel effort pour ce groupe teuton qui a pour qualité majeure une certaine persévérance, pour ne pas dire un remarquable entêtement, vu les années aux compteurs d’Andras et le relatif anonymat de ce nom, certainement lié à la qualité habituellement moyenne des productions du combo. Force est de constater que le groupe a eu deux vies différentes et que le pilier du groupe, et membre fondateur, Lord Nightsky a eu toutes les peines du monde à conserver un line-up stable d’un album à l’autre. Seuls les chanteurs ayant réellement marqué le groupe de leur participations, l’un dans un registre black, l’autre étant le tournant de la carrière du groupe : Ecthelion . Celui-ci à en effet donné une tournure épique aux morceaux par sa voix bien particulières et a surtout produit les albums dans son studio personnel, ce qui en a considérablement augmenté la qualité sonore. Son arrivé a marqué les esprits par un "...of Old Wisdom" qui a conduit à une regain d’intérêt envers le groupe mais qui, il faut bien l’avouer, ne me faisait pas relever la nuit pour en réécouter un morceau.


J’étais donc assez dubitatif quant au petit nouveau et a sa propension à me charmer, d’autant que l’artwork me paraissait bien fade, et que la lecture paroles ne m’annonçait rien de bon puisqu’évocant les habituels sentiments de tristesse du païen éloigné des siens, et son ravissement à retrouver enfin la terre de ses ancêtres … mais une fois le livret ouvert, je m’apercevais que l’artwork complet tenait sur le recto et le verso de celui-ci. Cette découverte augurait-elle d’autres surprises ? surtout que le talent du chanteur à la voix grumeleuse est de rendre passionnant même le plus insipide des comptes rendus de réunions des amis des arbres et jardins de Saxe, région dont est originaire le groupe, mais constitue également de par son originalité l'un des obstacles majeurs à l'entrée dans l'univers du groupe. A la première écoute je penchais pour ma première impression puisque tout ressemblait au précédent album : intro Epica, morceau qui débute lentement puis un joli lead qui s’installe … déception en vue ? sauf qu’une basse bien présente et distincte se fait entendre et que la batterie est bien plus varié et catchy qu’a l’accoutumée. De même le synthé, habituellement très présent, se fait ici plus discret et permet aux autres instruments de s’épanouir, même en sa présence. Petit retour obligé vers le livret : un chanteur / producteur qui s’est mis à la basse et un nouveau frappeur expliquent peut être ce progrès notable en terme de son et de structures, de cohésion somme toute (à l'image de l'artwork). Puis le second morceau arrive avec un lead mélodieux et captivant, de ceux que l’on finit pas siffloter sans même y prêter attention. Les morceaux s'enchaînent entre tempos lents et plus guerriers, au gré des modulations de la voix, des parties de guitares et de l’assise rythmique assurée par un batterie toujours dans le juste et basée sur une double persistante, l'essentiel des variations étant assurés par les roulements, ce qui permet d’éviter le coté parfois bancal et les transitions pour le moins abruptes que l'on pouvait reprocher à "... of Old Wisdom". Ici les morceaux sont arrangés avec talent et les leads splendides côtoient des parties agressives sans que les morceaux n'en souffrent. Il est d'ailleurs a noté que le disque contient des parties véritablement black métal, tant au niveau du jeu du guitariste que du tempo appliqué par le batteur ou que par le timbre même de la voix du chanteur ... surprenant de la part d'un groupe qui semblait avoir définitivement abandonné ce style, toujours est-il que ce regain de puissance guerrière fait partie de l'intérêt de cet opus.


Cet "Iron Way" présente le groupe sous un jour agréable qui pourrait enfin permettre au groupe, qui semble avoir trouvé sa voie, d'accéder à une certaine reconnaissance pour le travail accompli, au moins sur cet album, et qui mélange habilement le feu et la glace.


Note : 8 / 10




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Amboss Magazin Juni 2008


Mit ANDRAS meldet sich eine der dienstältesten, ostdeutschen Pagan/Black Metal Horden wieder mal zu Gehör. Ihr neues Album "Iron Way" knüpft dabei gut an den Vorgänger "... Of Old Wisdom" an, auf dem bereits eines der neuen Merkmale dieser Band zu hören war. Es ist der Cleangesang von Sänger "Ecthelion" (Isenburg, Persecution), der deutschen Stimme von Vintersorg. Erhaben legt sich diese markante Stimme über die zumeist epischen Songs. Besonders zu Beginn wird man von schnellen, hymnisch melodischen Stücken überrannt, die z.T. Gänsehautatmosphäre erzeugen. Aber nicht nur diese melodischen Passagen gehören zur Musik von ANDRAS, man merkt sehr häufig immer noch ihre Black Metal Wurzeln, wodurch es auch Songs gibt, deren Grundton roh und aggressiv ist und auch auf Cleangesang verzichtet. Die Stücke selber erzählen alte Geschichten aus dem Erzgebirge, der Heimat von ANDRAS. Passend eben dazu die Musik.
Fazit: Freunde epischer Black/Pagan Metal Melodien mit Faible für den klaren Gesang von Vintersorg, kommen auch an dem 5. Album der Deutschen nicht vorbei. www.myspace.com/andraserzgebirge


(eller)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Nocturnal Hall Magazin Juni 2008


Da ich ANDRAS nur aus ihrer Anfangszeit als rohe Black Metal Band kenne, überrascht mich die musikalische Ausrichtung von Iron Way sehr und das doch sehr positiv.
Vor allem der tolle Klargesang kommt in dieser Güte völlig unerwartet und erinnert zu meiner Freude an Vintersorg. Doch ANDRAS geben sich mit dieser einen stimmlichen Dimension nicht zufrieden und so ergänzt aggressiver Gesang das Vokalspektrum bestens.
Musikalisch agieren die Künstler von hymnisch getragen und eingängig bis blitzschnell nach vorne peitschend und legen großen Wert auf mitsingbare Refrains. Die Band versteht es hierbei sehr gut, das Tempo zwischenzeitlich auffällig zu drosseln und bietet der atmosphärischen Ausrichtung reichlich Platz zur Entfaltung. Einem Schlachtschiff gleich nehmen ANDRAS dann wieder Fahrt auf, nachzuhören beim äußerst gelungenen Titel Spellbreaker.
Zum Glück klingen die Kompositionen nicht allzu eingängig, sodass eine genauere Beschäftigung vonnöten ist. Eine gewisse Sperrigkeit ist dem gebotenen Liedgut nämlich nicht abzusprechen. So pendeln ANDRAS zwischen eingängigen und leicht nachvollziehbaren Elementen sowie anspruchsvollen Strukturen hin und her. Die Hörer werden sowohl unterhalten als auch gefordert – und diese Mischung finde ich sehr gut so. Zwar bieten nicht alle Stücke durchgängig mitreißenden und erstklassigen Stoff, doch wenn die Gruppe auf die epische Karte setzt und die Ideen atmen lässt wie in Return To Black Hill, dann kann ich einfach nur mehr genießen und schicke die eine oder andere Gänsehaut auf die Reise. Auch hier begeistern mich der klare Gesang und die nach und nach gesteigerte Geschwindigkeit, die durch hintergründige, höchst elegische Gitarrenmelodien kontrastiert wird. Danach mutet das kurz über mich hinwegfegende Infested wie ein Schlag ins Gesicht an, bevor es wieder etwas getragener und hymnischer weitergeht. Hervorhebenswert erklingt das schleppende Lied Kreuzweg, bei dem sich Kreischgesang sowie hymnisches Timbre abwechseln und erhabene Melodien im Überfluss erklingen.
ANDRAS schaffen es also, überraschend zu bleiben – sie variieren geschickt, überzeugen durch den gelungenen Gesang, vergessen aber hin und wieder auf erstklassige Melodien was eine noch wohlwollendere Betrachtung meinerseits verhindert. Im recht überlaufenen Genre der epischen Klanglandschaften geben ANDRAS aber sicherlich eine gute Figur ab!


7,5/10 Points




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Small Town Criminals Magazin Juni 2008


Die Entwicklung des (ost-)deutschen Pagan-/ Black Metal weist hier und dort so einige braune Flecken auf und auch so manche andere Unannehmlichkeiten. ANDRAS sind glücklicherweise davon nicht betroffen und so macht man sich beim „Iron Way“ zum fünften Male auf, die Fans von heidnischem Metallgut im Stile von BORKNAGAR/ VINTERSORG und FALKENBACH auf Erzgebirgs-Art zu beglücken. Man darf also sehr hymnische und pathetische Schwarzwurzelsongs erwarten, die sich textlich eher um Landschaften und Brauchtümer drehen…und man wird von Ecthelion, Nightsky, Adversarius, Shardik und Acardius alleine schon deswegen nicht enttäuscht, weil man mit den Namen ihrer Pseudonyme in Online-RPG einen dicken Bonus bekommen wird oder ansonsten darob herzlich auflachen darf.


Aber ihre Musik spricht für sich. Und so beginnt mit lauten synthetischen Fanfarenklängen auch schon das epische Intro und geht über in den „Miasma Track“. Wunderschöne Melodien und flirrende Gitarren zu flotten Blasts erwarten den Hörer, genau so wie der „cleane“ Gesang Ecthelions, der sich allerdings eher so anhört, als hätte er eine glühendheiße Grill-Kartoffel im Mäulchen. Glücklicherweise schluckt er diese dann ab und an herunter und es kommen die dem Ohr eher vertrauten Growls und Keifereien aus dem gemartertem Organ. Es geht also gesangstechnisch sehr in Richtung Andreas Hedlund (aka Vintersorg) ohne jedoch ganz dessen Brillanz zu erreichen. Aber egal, die Songs können was und so ist dann auch der hymnische „Spellbreaker“ durch seine genialen Arrangements auch nicht durch den Gesang kaputtbar zu machen, obwohl der Wechselgesang hier einiges kann. „Across Those Highlands“ ist auch flirrende, nordische Raserei in Reinkultur. Ergreifend.


Majestätisch und diesmal mit tollen Refrains geht es bei „Return To The Black Hill“ sehr melodiös und atmosphärisch zur Sache. Einer der besten Songs in diesem Genre, den ich bis dato gehört habe. Unfassbar gut. Bei der Länge von etwa zwei Minuten tippte ich bei „Infested“ zunächst auf ein instrumentales Intermezzo, doch es ertönt der abgrundtiefe und knüppelharte Hass, den die Truppe aus dem Erzgebirge ebenfalls zu vertonen in der Lage ist. Beim Ritt durch den „Dunkelwald“ in deutscher Muttersprache wird es dem Hörer ganz klamm ums Herz und die Jungs blasen die finsteren Vibes mit feinsten Licks über und durch das hoch erhobene Horn. Der verspielte und ruhigere „Pagan Path“ endet im „Kreuzweg“, der mich wiederum total ergreift. Gänsehautmelodien pur und auch die Kartoffel ist vergessen, bevor man noch ein feines Fanfaren-Outro zum Ende hin hören darf.


Tolle Atmosphäre, erzeugt durch geniales Songwriting und gelungene Arrangements. Dazu noch vorzügliche Arbeit an den Instrumenten, seien es Gitarrenharmonien oder Soli, Double-Bass Kreuzfeuer oder Blast-Orgien, pumpende Bassläufe und monumentale Keyboard-Teppiche. Der Wechselgesang passt wie Arsch auf Eimer und die Produktion regelt diesmal gekonnt und transparent ohne es zu sehr künstlich zu machen. Das Booklet ist liebevoll ausgestaltet und tröstet über das merkwürdige Album-Cover hinweg. Zu jedem Song gibt es einen erklärten Hintergrund aus der Sagenwelt des Erzgebirges und macht das textliche Konzept der Scheibe auch noch schlüssig. Wo soll das alles noch enden? Der „Iron Way“ wird wegweisend im Pagan-Metal werden…! Super Scheibe, Jungs!


Sascha




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Burn your ears Juni 2008


ANDRAS können nun schon auf deutlich über eine Dekade zurückblicken, in der viel geschehen ist. Von anfänglichem Black Metal und vielen Drehungen im Besetzungskarussell schreiten sie nun weiter auf dem eisernen Weg des Pagan Metals. Durch einen neuen Gitarristen sind sie seit diesem Jahr erneut anders formiert, legen aber trotz hoher Fluktuation zum Beweis der Konstanz der Musik eine neue Scheibe auf.


Es beginnt wie eine Schlacht.
Ein episches Intro wird begleitet von der Erzählung einer Sage, was kein Zufall ist. Denn ANDRAS haben inhaltlich das okkulte des schwarzen Metals etwas zur Seite gelegt und beschäftigen sich mittlerweile mit ihrer Heimat des Erzgebirges und dessen Sagen. In einer solchen Mär sind ja auch mystische, dunkle oder Natur-Geschichten zu finden, die genug Stoff für die Musik liefern. Somit wird in dem nett bebilderten Booklet jeder Song mit einem kleinen Auszug aus einer Sage oder einem alten Reisebericht eingeleitet.


Was mir zunächst auffällt, ist die recht markante Stimme. Beim ersten Hören empfinde ich die Klangfarbe als gekünstelt, so dass man auch nicht sehr viel versteht. Im weiteren Verlauf und vor allem nach mehrmaligem Durchlauf passt der Gesang jedoch immer besser. Dabei wird aber nicht nur „normal rockig“ oder clean gesungen, sondern raue Kehllaute sind ebenfalls zu finden. Also alles, was das Heidenherz begehrt, wenn es durch den düsteren Wald marschiert.


Während der Opener „Miasma Track“ noch mit hübschen Blastbeats beginnt und so an vergangene Tage erinnert, bekommt man in „Return To Black Hill“ wunderschöne Hooklines geboten, die sich sofort in den Gehörgängen verstecken.
In der Mitte der Scheibe befindet sich ein kurzes, heftiges Stückchen. In den gut zwei Minuten geht es um ein wilde Kreatur, die eine Blutspur im Wald hinterlässt. Dementsprechend ist dieser Song in eher schwarz-metallischen Klängen gehalten, denn die Jungs bearbeiten deftig ihre Instrumente und Stimmbänder. So geht es auch in „Dunkelwald“ erst einmal weiter.
Auch auf dem folgenden Pfad der Paganer (Track acht heißt „Pagan Path“) geht man mit schönen Tönen der Sechssaiter plus sphärischer Keyboardteppiche zur Sache. Gegen Ende auf dem „Kreuzweg“ wird es dann schon fast doomig langsam. Und so episch wie es begann, hört es auch in einem kurzen „Outro“ auch auf. Die Melodieführungen sind zwar nicht immer spektakulär oder sehr komplex, doch damit kann auch der Wiedererkennungswert gesteigert werden.


Aus den vielen Wäldern in Mittel- und Nordeuropa kriechen immer mehr Pagan Metal-Kapellen hervor. Doch ANDRAS ist da schon eine erfahrene Truppe und zeigt dies auch auf dem neuen Album „Iron Way“. Episch wie EQUILIBRIUM, BLACK MESSIAH oder nordischere Heiden-Kollegen haben die Erzgebirgler mit „Iron Way“ ein schön erzählendes, melodisch hartes Album auf die Beine gestellt.


Autor: Manuel (26.06.2008)

7,5/10 Punkte



„Iron Way“ CD
(Einheit) - Heavy oder Was? Juli 2008


ANDRAS fand ich schon immer ziemlich klasse. Auch wenn viele bei den Platten der Erzgebirgler früher mit der weißen Fahne wedelten, ist es immer ein Vergnügen gewesen, den rumpeligen Black Metal zu belauschen. Mit der neuen Scheibe ‚Iron Way’ steht man mitten im Pagon Metal-Geschehen. Mit ihren Anfängen hat die Musik auf ‚Iron Way’ wirklich nichts mehr zu tun. Sphärische Songs voller hymnischer Anklänge sind inzwischen das Metier von ANDRAS. Der Wechsel zwischen Klargesang und alten Black Metal-Anklängen wirkt reizvoll, wobei vereinzelte Knüppelanfälle im Laufe der Scheibe immer noch ausgemacht werden können. Insgesamt jedoch wirkt das heidnische Konzept, welches auf permanente Keyboard-Unterstützung fußt, sehr durchdacht und reif. ANDRAS werden Anno 2008 nicht mehr die gleichen Fans haben wie noch vor einer Dekade. Dafür ist die Musik zu anders. Stattdessen sind sicherlich viele neue Anhänger zu gewinnen, denn ‚Iron Way’ enthält Songmaterial, welches in Pagan-Metal-Kreisen für Begeisterung sorgen dürfte.


Arno Hofmann (9/12 Punkte)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Femforgcs (HU) July 2008


Andras, nem András, hanem Andras…
A schneebergi srácok 94-ben alakultak, az elején a szokásos sátánista black metal klisét adagolták o˝k is, majd ido˝vel váltottak, ma már nem csak a szöveg, de a zenei koncepció is érettebb, másabb lett. Természetesen a black metal gyökereket nem tudták kitépni epikus pagan rügyeikböl (meg amúgy is nehéz lett volna, hiszen a pagan alapvetöen black metal stílusirányzat). Rengeteg tagváltás és átalakulás után az Andras újra erös és három év hallgatás után ötödik nagylemezükkel kápráztatják el a régi kulturális értékek és a természet kincseinek szerelmeseit. Hüs vizüpatak és a mohás kido˝lt rönkök között imbolyogva rátalálunk egy aprócska lyukra…


Ami odabenn fogad minket, az éjfeleket, de átjárja a becsület és a tisztelet éteri fénye a magasztos és középkori - néhol heavy metal ízü - hangulatában tetszelgö, változatos közel háromnegyed óráját. A gyönyörü dallamok és kitisztuló leállások és langyos források mellett egész kemény és durva részek üdvözölik a látogatót, a vándor pedig megtér, hogy a dombok és hegyek között haladva majd elérje egyszer úti célját. A hangulatok és zenei aláfestések egymást érik, ugyanúgy találunk csépelö black metal tónusokat, mint hörgös és mély death-black zúzdákat, mögöttük szépen halad és olykor fejükre koppint az epikus magasztosság és a földöntúli dallamok szele. Igazán népies sémák nem kerülnek elö, de természetesen bennük fogant és a régi értékek tiszteletében, Adversarius csodálatos szintetizátor lépcsökkel vezet az égbe, melyre rásegít Ecthelion sokrétühangja és a Therion szerü kórusok. Vannak olyan részek, melyek mintha nem is black metal szólna, hanem valami igényes és félelmetesen "progresszív rádió zene", máshol pedig károg, hörög, vonyít. Régen hallottam ennyire változatos, és újító szándékkal felvértezett pagan muzsikát, melyben az epikus tételek ennyire mély tónusokkal varázsolnák el az amúgy megkeseredett és a tél dere által halálra ítélt rideg témákat. Direkt nem akarom az új Andras anyagot semmihez se hasonlítani, nem egyedülálló, de azt hiszem a maga müfajában nagyon is annak tekinthetö. Egy hihetetlenül igényes és magával ragadó anyaggal tette emlékezetessé az Einheit Produktionen az elderengöés álmatlan téli éjszakákat, a nagy mesékkel a hegyek ormairól és a dombokon túlról, egy meleg szobában a kandalló fénye mellett…


Points 9,5/10




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Feindesland Juni 2008


Zwischen Pagan- und Black Metal!


Die Pagan-Kapelle ANDRAS liefert mit "Iron Way" ihr 6. Album ab, welches problemlos in die Fußstapfen des grandiosen Vorgängers "...Old of Wisdom" treten kann. Schon vor Veröffentlichung des neuen Werkes erhalten ANDRAS viele positive Kritiken von anderen Magazinen - und das nicht zu Unrecht!


Mit epischen Heidenklängen als auch kleineren Black Metal Parts zieht eine der dienstältesten ostdeutschen Schwarzmetall-Horden wieder in den Kampf und erzählt der Hörerschaft eine düstere emotionsgeladene Geschichte zur Zeit der Heiden und Kelten. Das Resultat aus einer nun mehr als zweijährigen Pause zum Vorgänger fällt mehr als befriedigend aus und kann sich durchaus sehen lassen.


Die Band kann sehr gut als deutsche Antwort auf Bands wie Moonsorrow oder Enslaved verstanden werden, was viele Pagan-, sowie Black Metal Fans ansprechen sollte. Gesungen wird dennoch auf Englisch UND auf Deutsch. Nicht nur auf CD, sondern auch live zeigen ANDRAS gerne mal was in ihnen steckt, wodurch viele Konzerte der Band zu einem erinnerungswürdigen Ereignis wurden.


Das Album hält für den Fan der etwas härteren Musik Lieder wie 'Infested' bereit, in denen auf den Cleangesang wie von Vintersorg verzichtet wird und die Hörerschaft Stimmbandarbeit auf Black Metal Ebene zu hören bekommt.


"Iron Way" wurde im Gegensatz zu "...Old of Wisdom" nicht in Zusammenarbeit mit Perverted Taste sondern mit dem Label Einheit Produktionen aufgenommen und enthält einige Hits wie beispielsweise 'Across Those Highlands' bereit, die auf jeden Fall Ohrwurmqualität besitzen. Ein sehr schönes Album, was sich ohne Bedenken weiterempfehlen lässt, da es eine gelungene Mischung aus Pagan und Black Metal bietet.
Hörbeispiele zu Andras finden Sie unter folgendem Link: http://www.myspace.com/andraserzgebirge


von Sören Bewertung:
Punkte (Innovation): 9 von 15
Punkte (Gesamt): 12 von 15




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Blaze (AT) Juni 2008


Ja ich gebe es zu, ich habe mitgesungen, gegröhlt und mir vorgestellt mit blutverschmierter Axt durch die alten Wälder Heiden-Europas zu wandern. Was mich dazu bewegt hat? Andras mittlerweile sechstes musikalisches Werk, das für wahrlich viele Gänsehautmomente sorgt. Aber fangen wir mal von vorne an.


In den frühen 90ern wird von einigen Herren aus Ostdeutschland beschlossen ein Projekt zu starten, das vom Geknüppel genährt wird und sozusagen fast nichts mit der heutigen musikalischen Ausrichtung zu tun hat. Doch wie bei einem guten Wein, sorgt auch bei „Andras“ die Zeit für einen Reifeprozess, der nun mit „Iron Way“ einen neuen Höhepunkt erreicht hat. In diesem 45-minütigen Drama wird eine saubere Brücke zwischen Black Metal und Pagan Metal geschlagen, was sich vor allem im Gesang deutlich bemerkbar macht. Beim Songwriting scheint dabei viel Emotion mit eingeflossen zu sein, das Ecthelion mit seinen epischen Gesangseinlagen – vergleichbar mit einem tiefergelegten Vratyas Vakyas - auch stark zum Ausdruck bringt. Sehr beeindruckend und motiviert wirklich zum Mitsingen.


Was für den Einen oder Anderen vielleicht störend auffallen könnte, sind einige Synth-Elemente, die an manchen Stellen tatsächlich deplaziert wirken. Wie dem auch sei, der Gesamteindruck und die Atmosphäre sind allerdings genial und einprägend. Von ruhigen Nummern mit Lagerfeuerstimmung bis hin zu schnellen, aggressiveren Schlachtmelodien mit starker Black Metal-Würze ist in „Iron Way“ alles vertreten. Als Freund von epischen Pagan Metal-Hymnen darf man also problemlos zugreifen!


Bewertung: 4/5




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Revolution June 2008


Iron Way is the new full-length CD from a German band Andras. I never really paid any attention to them before, but since this new release was much hyped and talked about in the metal underground I decided to give it a chance. The new release has ten tracks of finest pagan black metal, being raw and epic, but also satanic black metal. There’re many melodies with many clean vocals, almost unbelievable for a black metal release of this kind. Those remind me a lot of Vintersorg and other familiar acts (ex. Borknagar and Dimmu Borgir). But there’re also growls, screams and harsh vocals too, so this guy is very talented with great range of vocal abilities. The band uses their keyboards a lot, and I’m finally used to it as almost every black metal band in universe does so lately. This usage of keyboards adds this extra atmospheric dimension into their music, being dark and chilly. There’re also numerous beautiful epic and majestic songs dealing with epic heathen subjects but also about Satanism, mountains, death etc. The production once again is very good with awesome clear sound, great atmosphere and a few mixes of genres: melo death/pagan black and even Viking metal. So if you’re a fan of Pagan/Viking and symphonic metal, this is the right choice for you. Contact information www.einheit/produktionen.de or info@einheit/produktionen.de


78/100 pts




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Roxx Juni 2008


Was lange währt wird endlich gut – diesen Spruch kennt wohl jeder Leser hier! Das trifft auf eine der dienstältesten Schwarzmetall-Horden aus den östlichen Gefilden der Republik aber nur teilweise zu, dennANDRAS-Werke haben eigentlich schon immer für Qualität gebürgt.


Somit ist man nun den weitschweifig-beschwerlichen „Iron Way“ aus dem Erzgebirge hinunter gewandert, um uns nach „...Of Old Wisdom" ihr zweites, hochepisches Paganwerk zu Füßen zu legen – die Jahre zuvor herrschte ja die raue, tiefschwarze Zeit! Doch Wurzeln lassen sich nicht so einfach aus dem besitzergreifenden Erdreich ziehen und so treiben auch die schwarzen Triebe immer noch gen Oberfläche und entfalten sich dort in voller Schönheit von dem impulsiv-ungestümen Gegrowle Ecthelions, den aggressiv-sirrenden Gitarren und den stellenweise bedrohlichen Double-Bass-Attacken!


Allerdings wird all das von den majestätisch-prunkvollen Heroengesängen, den diffusen Tastenklängen und hölzern klingenden Einsprengseln der wohlgenährten Heidennatur getragen. Vor allem sehr angetan bin ich von der stellenweise folkloristischen, uns an unsere Ahnen erinnernde Atmosphäre, welche durch die couragierte Grundstimmung durchs musikalische Geäst blitzt.


Der zigfache Ur-Großvater jedes geneigten Hörers wandelt, gestützt auf seinen reich verzierten, handgeschnitzten Gehstock durchs vereiste Hochland, die kriegerische Miene versteinert und die Ehre umstrahlt ihn wie eine magische Aura. Der dunkle, unheilvolle und todbringende, sowie schutzgewährende Wald umgibt seinen Lebenspfad und so geht er auf dem heidnischen Pfad seinen ganz eigenen Kreuzweg – genau dieses Szenario aus längst vergangenen Tagen breitet sich schemenhaft in meinem Kopf aus, wenn ich den heidnischen Hymnen auf „Iron Way“ lausche!


Mal läuft er gedankenverloren durch den Schnee, begleitet von den hochepisch-melodischen Klängen, sich in Sicherheit wiegend, bevor nach der nächsten Weggabelung der drängend-raue und vor allem harsche Tod auf ihn wartet – sowie am Ende von „Return To Black Hill“.


Alles in allem bestechen die Songs durch ein hervorstechendes Lyrikkonzept, ausgefeilte Tempi- und Stimmungswechsel, gekonnte Übergänge vom schwarzen Stahl zum runengeritzten Felsen und epischer Instrumentalgestaltung durch Adversarius an den Tasten. Vor allem besticht jedoch Ecthelion durch seine durchwegs variable und oftmals sehnsüchtige, leidenschaftlich erschallende Stimmbandkunst.


Die gewieft kreierten symphonischen und orchestralen Arrangements können einen nahezu berauschen und die ehrwürdige Stimmung wird die Götter in euphorische Metlaune versetzen!


ANDRAS sind tatsächlich in den Jahren gereift, haben an Standfestigkeit dazu gewonnen und ihre eigene Entschlossenheit gefestigt. Somit kann ich „Iron Way" nur attestieren, dass hiermit ein bärenstarkes Pagan-Metal-Albumaus den Wäldern zu uns gebracht wurde (auch wenn mir der Vorgänger einen Ticken besser gefallen und mich noch etwas mehr gefesselt hat) und sich der steinig-kalte Abstieg durchwegs gelohnt hat! Vor allem Fans von Vintersorg dürfte hier das Herz aufgehen – doch lauschet einfach selbst den vier Huldigern der Ahnen aus dem Erzgebirge!


Punkte: 9/10

Tanja Nusser




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal.de Juni 2008


Seit 1994 tummeln sich ANDRAS im Metal-Geschäft. Anfänglich fröhnte man dem Black Metal, erst mit dem 2005er-Werk "...Of Old Wisdom" änderte sich die Stilrichtung und man wandte sich mehr dem epischen Pagan Metal zu.


Die Black-Metal-Wurzeln blieben dennoch erhalten und blitzen auch auf dem neuesten Album "Iron Way" immer wieder durch, sei es durch Double-Bass-Attacken, aggressives Riffing oder Ecthelions vehementes Gegrowle. Die rohe Power hat sogar die Oberhand. Die epischen Heidenklänge werden zeitweise durch die Keyboarduntermalung intoniert, was manchen Songs einen Melodic-Black-Metal-Charakter verleiht.


Es gibt dann aber auch Phasen mit (meist hymnischen) Klargesängen und folkloristisch angehauchten Riffs. Diese werden in den richtigen Momenten sehr klug eingesetzt, um den brachialen Vormasch aufzulockern.


Die Kompostionen überzeugen vor allen Dingen durch diese gekonnte Vermischung von den dynamisch-harschen und episch-harmonischen Abschnitten. ANDRAS beweisen ein Händchen für gelungenes Songwriting, indem sie Breaks, Tempo- und Rhythmuswechseln an genau den richtigen Punkten einsetzen und außerdem schöne, hymnische Melodien in ihren Stücken unterbringen.


Die Leistung der Musiker ist makellos. Herausragend finde ich die Abstimmung von Gitarren- und Keyboardspiel, sowie Ecthelions variabler Gesang, denn die tiefen Clean-Vocals können genauso punkten wie die Growls.


Von den Songs braucht man keine hervorzuheben, da sie sich allesamt auf einem gleichhohen Level abspielen und ganz besonders als Gesamtwerk ihre beeindruckende Atmosphäre richtig entfalten können.


ANDRAS ist mit "Iron Way" ein starkes Pagan-Metal-Album gelungen, mit dem sie sich locker in den vorderen Rängen des Genres einreihen können. Es bleibt nur zu hoffen, dass sie auf diesem Wege weitermachen.


Punkte: 8/10
(Steve / 24.06.2008)




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Monsters and Critics Juni 2008


Am 27. Juni erscheint mit "Iron Way" das fünfte Album der Pagan-Metal-Band Andras.


Die fünf Musiker aus dem Erzgebirge nehmen den Hörer mit auf eine musikalische Reise durch verschiedenste Sagen.


Wie sich das Ergebnis anhört, erfahrt ihr in dieser Rezension.


" Iron Way" umfasst acht Stücke plus ein stimmungsvolles und episches Intro und ein ebenso gelungenes Outro. Die Gesamtspielzeit beträgt 45 Minuten.


Die Quellen der Liedtexte sind größtenteils Sagen, die im Booklet des Albums - sehr lobenswert - auch erläutert werden. Die auch im Booklet fortgeführte Beschäftigung mit diesen Sagen zeigt, dass die Band ihre Quellen mit Bedacht ausgewählt und sich auch wirklich mit ihnen auseinander gesetzt hat.
Gesungen wird, von dem in deutscher Sprache gehaltenen "Dunkelwald" abgesehen, durchgehend auf Englisch. Die gesangliche Bandbreite des Albums umfasst sowohl klaren Gesang als auch Death-Metal-ähnliche Growls.


Im Gegensatz zu zahlreichen anderen Pagan-Metal-Bands wird bei Andras auf Folklore-Instrumente verzichtet. Stattdessen füllen oft Synthesizer-Spuren den Hintergrund aus und verleihen der Musik gelegentlich eine epische Note.


Der Sound der Band gestaltet sich sehr abwechslungsreich: Mal geht es schnell und mit viel Vortrieb zur Sache, mal nimmt das Spieltempo deutlich ab und der Growl-Gesang weicht für längere Zeit den klaren Gesängen.


Die ruhigeren Teile des Albums sind keinesfalls eine Beilage zu den härteren Stücken, sondern entfalten einen eigenen Charakter und sind sehr stimmungsvoll. Ab und zu scheinen die ruhigeren Stücke sogar in Richtung Doom Metal zu tendieren, so zum Beispiel bei "Return to Black Hill", das sehr atmosphärisch gehalten ist und mit seinem Tiefgang punkten kann.


Insgesamt hinterlässt "Iron Way" einen positiven Eindruck. Gewiss birgt das Album keine großen Innovationen oder Aha-Effekte, macht musikalisch aber durchaus eine gute Figur.


Fazit
Andras veröffentlichen mit "Iron Way" ein gelungenes Pagan-Metal-Album.
Wer auf Folklore-Instrumente verzichten kann und keine neuen Maßstäbe erwartet, tätigt mit "Iron Way" sicher keinen Fehlkauf.


Stefan




„Iron Way“ CD
(Einheit) - My Revelation Juni 2008


Lange vorbei sind die Zeiten, dass ANDRAS aus dem Erzgebirge Black Metal mit übelsten Donald Duck-Vocals ablieferten. "Iron Way", das aktuelle Output und der Nachfolger von "... Of Old Wisdom" zeigt eine reife Band, die ihren Pagan Metal mit einer Inbrunst und tiefster Überzeugung zelebriert, dass einem auch nach dem x-ten Durchlauf ob der wahnsinnigen Durchschlagskraft der Stücke die Spucke wegbleibt. Nach dem majestätischen Intro, das samt leise abgemischter Erzählstimme auch von einer neueren SUMMONING hätte stammen können, geht der Tanz los. Ohne einen Track hervorheben zu wollen oder zu müssen schmieden die Erzgebirgler eine mächtige Hymne nach der anderen, die sowohl von zackigen Riffs als auch vielen melodischen Läufen und passend erhabenen Keys getragen werden. Letztgenanntes Instrument wird immer songdienlich eingesetzt, verkommt nie zum Selbstzweck und verpasst den schwermütigen Kompositionen den letzten Kick. Gerade wie es die Musik verlangt geht es auch am Mikro zu: Epische Passagen werden gerne mit tiefem, klarem und teils mehrstimmigen Gesang zum Sieg geleitet, härtere Passagen entweder mit leicht kehligen Vocals oder richtig herben Black Metal Shouts. Auch wenn ich keinen Song hervorheben wollte und jeder einzelne ein Hit für sich ist, kann dann doch "Infested" erwähnt werden. Hier geht es neben aller auch sonst vorhandener Härte am schwarzmetallischsten auf
der Scheibe zu, ANDRAS huldigen damit quasi ihren Wurzeln, die sie nie vergessen oder gar geleugnet hätten. Denn trotz allem hymnischen Charakter blitzt immer wieder eine fundamentale Härte durch, die sich in rasenden Riffstürmen und schnellen Schlagzeug-Eskapaden maninfestiert. Wer sich für die Texte interessiert, der bekommt diese im schön gestalteten Booklet samt kurzen Erläuterungen serviert, die u.a. zeigen, dass viele der Inhalte von alten Sagen inspiriert wurden. Auch beim Sound haben ANDRAS alles richtig gemacht und nahezu perfekt den Spagat zwischen klarer Produktion und bodenständiger Härte gemeistert. Was soll ich noch weiter labern; dass mich "Iron Way" ziemlich beeindruckt, dürfte klar sein, in Sachen Pagan Metal habe ich lange nichts Vergleichbares gehört. ANDRAS überzeugen 2008 auf ganzer Linie und liefern zehn Kracher, die auch lange nach der regulären Spielzeit nachhaltig ihre Spuren beim Hörer hinterlassen.


Reviewed by: Andreas Kind
Rating: 14/15 Punkte




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Northern Metal June 2008


ANDRAS is an underground pagan black metal band from Germany and Iron Way is their fifth official release. Iron Way is my first experience with the group named ANDRAS , whose name by the way is taken from demonology - where ANDRAS is an unpleasant demon whose only directive was to hunt and kill men - and I kid you not: As the vocalist started to sing the first words from “Miasma Track”, I instantly grabbed the booklet to find out whether Andreas “Vintersorg” Hedlund was hired in as a session vocalist or not. Surprisingly, I discovered that Steffen “Ecthelion“ Thümmel is credited for all bass and vocals work. Echtelion’s clean singing is literally identical to Vintersorg’s clean vocal lines, and everyone who knows Vintersorg is aware of his very epic way of singing. Although the band’s music is rooted in melodic black metal, the clean singing is dominating the songs, whereas growls, screams and a harsh type of singing is provided in the more extreme parts. Despite of the Vintersorg cloning I find Ecthelion’s versatile vocal abilities to give the songs a very uplifting power. Seriously, this album is recommended just for the ripping vocal performances alone.


An example of Ecthelion’s dominating singing is the 7-minue epic heavy ballad “Return to Black Hill”, which is quite accessible and would appeal to all fans of hard rock/metal in general. Ecthelion’s almost over the top clean vocal performances gives this track an incredible majestic and epic atmosphere from start till finish, supported by laid-back synth work and soaring lead guitar lines and as far as melodies goes, this song can compete with the best of AMON AMARTH .
Apart from “Return to Black Hill” and epic intro and outro tracks, the disc features seven intense, atmospheric and ripping melodic black metal attacks. “Iron Way” is loaded with stunning riffs, breakneck speed, and guitars that churn and spit like a threshing machine. Some of the riffing in the breakdown sections is so emotional and epic that I find myself singing along to the weeping guitar lines. It’s easy to tell that we deal with a very experienced act that knows how to keep the listener interested all the way through. My only small complaint is the lack of good fitting good keyboard/guitar solos. Next time guys, throw in some more melodic neo-classical influenced solo's here and you'll knock it out of the ballpark as the group who can really do it all and come out as kings of pagan metal.


Track-listing
01. Intro (1:18)
02. Miasma Track (5:14)
03. Spellbreaker (5:30)
04. Across those Highlands (5:59)
05. Return to Black Hill (7:10)
06. Infested (2:06)
07. Dunkelwald (5:08)
08. Pagan Path (5:04)
09. Kreuzweg (6:32)
10. Outro (0:51)


Score:

Production: 10
Composition: 9
Musicianship: 9
Overall: 9




„Iron Way“ CD
(Einheit) - Metal Message April 2008


Eine der dienstältesten ostdeutschen Schwarzmetall-Horden meldet sich zurück. Hartnäckigkeit pur also, an der sich viele vergleichbare Gruppen wohl eine meterdicke Scheibe abschneiden können. Mit den Jahren durch Fleiß und Entschlossenheit kontinuierlich gereift, präsentieren sich Andras hier wie schon auf dem grandiosen Vorgängeralbum „...Of Old Wisdom“ als routinierte Epic Pagan Metal-Formation. Ausnahmesänger Ecthelion, dessen überaus wohltuender Klarstimmklang guten alten Vintersorg-Vokallinien zur Ehre gereicht, setzt seine erlesen inbrünstig zelebrierte Kehlenkunst dabei wieder als vollwertig tragendes Instrument ein. Apropos, innigliche Verehrer von frühen majestätischen Vintersorg-Liedern werden auf „Iron Way“ auch musikalische Parallelen dazu vorfinden, was ja letztlich nur vorteilhaft sein kann. Lüstern gekreischt und anklagend gegrollt wird zwar noch hier und da, doch der prägnant-sehnsüchtig erschallende Oktaven-Ästhetizismus des vielfältig phrasierenden Frontmanns liegt auf dieser Scheibe ganz klar im Vordergrund. Und das passt hervorragend zum musikalischen Rest. Effizient additional dazu krönt Andras-Tastenmann Adversarius die neuen Kompositionen auf dem aktuellen Studioalbum „Iron Way“ mit hochatmosphärischen und merklich spielfreudigen Darbietungen. Viele seiner betörend raffiniert kreierten Orchestral- und Symphonie-Arrangements lassen diese neue Veröffentlichung immer wieder hocherhaben erklingen, was mich nicht selten an das bisher beste Album von Saxorior denken lässt: Nämlich „Never Ending Battles“. Und auch die so unnachgiebigen Erzgebirgler lieben den unerschöpflichen Reichtum kompositorischer Variationsmöglichkeiten von ganzer Seele – so erstreckt sich hierauf eine höchst ergiebige Fülle an erfrischend belebenden Abwechslungen in den relevanten Kriterien Spielgeschwindigkeit, Taktmuster, Emotionalität und Intensität. Und selbst in einigen fesselnd andächtigen Momenten, in denen mit sehr entrückt anmutenden Melodielinien und heroischen Gefühlsnuancen vorgegangen wird, erscheinen Andras als authentisch musizierende Überzeugungstäter. Leider können mich am Ende nicht alle Lieder so dermaßen haltlos mitreißen wie dies auf dem famosen Vorgängeralbum der Fall war. Trotzdem, insgesamt ist „Iron Way“ eine herrlich vollblütig gemachte Platte, auf der die Hörer wirklich eine ganze Menge an spürbarer Hingabe und Herzensliebe zu dieser Stilistik nachempfinden können – wenn sie sich nur tief genug drauf einlassen. Letzteres bleibt zu hoffen.


© Markus Eck
(22.04.2008)



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frühere
Veröffentlichungen

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